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ROMA«Gli elementi acquisiti non risultano idonei a sostenere l'accusa in giudizio». È su questa direttrice che il gip di Roma, Flavia Costantini ha archiviato 113 persone finite nelle maglie della maxinchiesta su Mafia Capitale. Tra loro il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, accusato di corruzione e turbativa d'asta e l'ex primo cittadino della Capitale, Gianni Alemanno, a cui veniva contestata l'associazione a delinquere di stampo mafioso. A sette mesi dalle richieste avanzate dalla Procura di Roma, il giudice per le indagini preliminari ha depositato il decreto di archiviazione di 83 pagine decidendo di far cadere le accuse, per i vari filoni dell'indagine, nei confronti di politici, imprenditori e amministratori locali. Archiviata l'accusa di corruzione per l'ex capo di gabinetto Maurizio Venafro, già assolto in primo grado per l'accusa di turbativa d'asta, e cassate alcune fattispecie di reato contestate a soggetti che risultano imputati nel maxiprocesso in corso nell'aula bunker di Rebibbia come Massimo Carminati, Salvatore Buzzi, Mirko Coratti e Luca Gramazio. Cadute le accuse anche per Ernesto Diotallevi, Luca Parnasi, Gennaro Mokbel, Eugenio Patané, Alessandro Cochi. Il giudice ha, inoltre, archiviato la posizione di Luigi Ciavardini, Lorenzo Alibrandi, Fabrizio e Paolo Pollak e Gianluca Ius e dei penalisti Pierpaolo Dell'Anno, Michelangelo Curti e Domenico Leto. Per quanto riguarda Zingaretti sono tre gli episodi per i quali ha incassato l'archiviazione. I casi di corruzione riguardano due appalti. Il gip scrive che riguardo l'appalto «comunemente conosciuto come la gara del calore» indetta dalla Regione Lazio, così come raccontato da Buzzi nel corso di un interrogatorio del 23 giugno 2015, era stata suddivisa in sette lotti, di cui sei dovevano essere assegnati ad imprese vicine alla maggioranza e uno alle opposizioni. L'accusa di turbativa riguarda, invece, la vicenda del Cup mentre l'altro episodio di corruzione riguarda la vicenda legata all'acquisto della sede della Provincia. Per il gip sostanzialmente gli elementi acquisiti si ritengono «inidonei a sostenere l'accusa in giudizio». Una motivazione simile è stata utilizzata dal giudice per quanto riguarda le accuse mosse ad Alemanno. Nel provvedimento il gip scrive che «gli elementi acquisiti nel corso delle indagini non risultano idonei a sostenere l'accusa in giudizio di cui all'articolo- 416 bis». ROMAVirginia Raggi è di nuovo indagata. Sono già due i procedimenti per abuso d'ufficio avviati nei confronti del sindaco di Roma già nel mirino della procura per la nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, da vicecapo dei vigili urbani alla Direzione Turismo del Campidoglio e per la quale è accusata anche del reato di falso. Ora è anche indagata per abuso d'ufficio in concorso con Salvatore Romeo, già capo della sua segreteria politica. Fu lei a firmare la delibera che il 9 agosto 2016 decretò la nomina di Romeo con stipendio triplicato.Nel giorno in cui Beppe Grillo rilancia sulla possibilità per i pentastellati di raggiungere il 40% alle prossime elezioni ma viene «inguaiato» da Vittorio Sgarbi che sostiene di avere registrato una telefonata durante la quale Grillo definiva la Raggi «una povera cretina depensante», la posizione del primo cittadino di Roma si complica. I magistrati vogliono fare luce sul passaggio di Romeo da funzionario nel Dipartimento Partecipate, con stipendio di 39mila euro annui, alla guida della sua segreteria, con un salario di quasi 120mila euro. Stipendio poi sceso a 93mila per l'intervento dell'Authority anticorruzione (Anac). Romeo dovrebbe essere interrogato in settimana. A lui i pm chiederanno anche conto delle due polizze sulla vita stipulate durante le comunarie del M5S a Roma che hanno come beneficiarie la Raggi e altri esponenti pentastellati. Uno sviluppo inevitabile la nuova indagine sul sindaco, data la sua firma sulla nomina di Romeo, suo fedelissimo, nella delibera di giunta votata all'unanimità il 9 agosto scorso. «Non ci è arrivata alcuna comunicazione», dice in serata l'avvocato di Raggi, Alessandro Mancori . «Siamo sereni e fiduciosi, il dottor Romeo non ha nulla da nascondere», dice il suo legale Riccardo Luponio. La nomina di Romeo era stata aspramente avversata dall'allora capo di gabinetto Carla Raineri: il magistrato aveva espresso parere sfavorevole, avvertendo il sindaco che si configurava un abuso d'ufficio esemplare, come descritto nel suo esposto ai pm. Raineri si dimise l'1 settembre per gravi contrasti con il trio Raggi-Marra-Romeo, dopo che l'Anac - interpellata a suo giudizio strumentalmente dall'amministrazione M5S - aveva dato parere sfavorevole alla sua di nomina (la Corte dei Conti nei giorni scorsi ha stabilito che fu invece regolare). L'abuso d'ufficio di Raggi e Romeo nella nomina di quest'ultimo consisterebbe soprattutto nell'aver attribuito a un dipendente un vantaggio economico che in altro modo non avrebbe potuto raggiungere. Nella delibera del 9 agosto non era indicato il compenso di Romeo, ma si rimandava a varie categorie contrattuali. Secondo Raineri, si approfittò dell'assenza per ferie del capo dell'Ufficio Risorse Umane del Campidoglio, Laura Benente, che avrebbe dovuto vistare la delibera, ma era in cattivi rapporti con l'amministrazione, e la firma fu del vice Gianluca Viggiano. Inoltre la delibera andò direttamente in giunta. Nelle conversazioni in chat tra Marra e Romeo sono ricorrenti i riferimenti alla «macrostruttura». Ovvero la modifica della pianta organica dei dirigenti del Campidoglio. Raggi ancora non è stata eletta e Marra e Romeo parlano in continuazione di questo argomento. E Marra rassicura Romeo: «Ho messo in fila le cose per lo staff del sindaco. Ho segnalato incarichi e possibili retribuzioni. Ho lasciato tutto a V.», probabilmente Raggi. «Ho appena finito di studiare i nominativi per gli incarichi delle strutture di diretta collaborazione del sindaco e del vicesindaco», scrive Marra a Romeo su WhatsApp a maggio 2016. Raggi, Marra, Romeo e Daniele Frongia - vicesindaco dimessosi dopo l'arresto di Marra, ora assessore allo Sport - a giudicare dalle conversazioni, si muovevano come una squadra compatta già mesi prima del voto. (m.b.)©RIPRODUZIONE RISERVATA