CAFFÈ A RISCHIO ESTINZIONE COLPA DI PIOGGE E SICCITÀ
La nostra amata moka rischia di restare vuota. La produzione di arabica mondiale è in serio pericolo a causa dei cambiamenti climatici. Se c'è una bevanda che gli italiani hanno saputo preparare in modo unico ed oggi universale è il caffè, nella versione espresso con la miscela arabica. Quella più pregiata. Fatta eccezione per i costosissimi chicchi ingeriti dai luwak prima di essere tostati, macinati e venduti anche a centinaia di dollari al barattolo. Immancabile nella dieta di tanti, caldo o freddo, in tazza grande o tazzina, basso o alto, con latte o senza zucchero. È una istituzione nazionale al pari del tè per gli inglesi. Può essere un buon inizio di giornata, una carica e un momento di relax. Molto più social dei network della rete. Ebbene, secondo alcuni scienziati, i recenti eventi meteorologici come l'eccesso di pioggia, la perdurante siccità e il continuo aumento delle temperature stanno distruggendo le coltivazioni negli storici Paesi produttori dei chicchi alla base della bevanda più diffusa al mondo. Le piantagioni in Africa e Sudamerica perdono quote di mercato rispetto alla crescente produzione asiatica. Con il rischio che in futuro il caffè possa essere non solo più cattivo, ma molto più caro. Un balzo indietro in un tempo lontano quando il caffè era una merce preziosa, riservata alle delizie dell'aristocrazia. E il cui prezzo oscillava in base ai raccolti, condizionati da eventi climatici o malattie. Oggi è la principale fonte di sostentamento per oltre 120 milioni di persone, i maggiori dei quali sono contadini e piccole aziende agricole, in Paesi poveri, con scarsa capacità di fare fronte alle mutanti condizioni climatiche. L'allarme rosso lo lancia il comitato scientifico di Kew Gardens, il celebre orto botanico londinese, sede degli splendidi giardini reali di età pre vittoriana oggi patrimonio Unesco. Stando ai botanici britannici impegnati nella tutela delle biodiversità lo scenario è davvero critico. L'aridità dei terreni causata dalla mancanza di piogge ha già ridotto abbondantemente la percentuale delle zone coltivabili. Le previsioni per il 2050, continuando di questo passo, sono che addirittura in Sudamerica, dove incombono anche funghi e parassiti, ruggine bruna e piralide, le produzioni potrebbero calare quasi del 50%. Il dramma dell'estinzione della bacca del caffè colpisce anche Yemen, Sudan e Etiopia, dove nasce la qualità arabica. In quella regione tagliata dal mar Rosso le previsioni sono anche peggiori: se la temperatura continua a salire, si rischia un crollo addirittura del 60%. Secondo i "giardinieri" di Sua Maestà Elisabetta II, la soluzione potrebbe essere quella di affidarsi alle innovazioni tecnologiche. Arrivando a riprodurre in laboratorio chicchi resistenti alle pazzie del clima, intraprendendo la strada della modificazione genetica. Con quali effetti sull'aroma? E per l'ambiente circostante? Forse occorrerebbe fare ognuno la propria parte da subito. Vista la concretezza della minaccia le grandi catene internazionali di caffetterie si sono mosse investendo in programmi di sostenibilità ambientale e per migliorare la resilienza. L'inesorabilità dei prezzi volatili impedisce però una corretta strategia per mettere in sicurezza i lavoratori, costretti a salari da fame.Il cambiamento climatico e i suoi disastrosi effetti sono sulla bocca di tutti - chi non ci sente è Donald Trump ma il problema non è l'udito - e le soluzioni sono in discussione ormai da quasi due anni, da quando l'esposizione mediatica di Cop21 a Parigi ha tolto il velo al problema e indicato l'obiettivo: ridurre le emissioni di Co2. Per i "dipendenti" da caffeina è un motivo in più per sensibilizzare la politica ad intervenire nel contrastare il climate change. Altrimenti, scordatevi che vi venga offerta una tazzina di profumato caffè la prossima volta che entrerete in un bar. degirolamoa©RIPRODUZIONE RISERVATA