«Divieti? Soltanto se il virus si diffonderà»
«Se la diffusione del virus dovesse aumentare un rinvio della caccia potrebbe essere necessario. Attenzione, però: attorno all'influenza aviaria c'è troppo allarmismo». Invita alla cautela il direttore dell'istituto di zooprofilassi della Lombardia ed Emilia Romagna Michele Dottori (nella foto). «Per decidere se appicare limitazioni o meno alla caccia - aggiunge - ci devono essere controlli accurati sul campo da parte delle Ats e della Regione. In questi casi conta soprattutto la valutazione empirica della situazione. E poi bisogna anche tenere conto che il virus ha effetti diversi che variano per le diverse varietà di uccelli che colpisce. Le più vulnerabili sono le anatre selvatiche». Quindi sono gli enti pubblici che devono fare controlli, inquadrare la situazione e decidere di conseguenza sentendo anche i pareri medici». Alcune Regioni come il Veneto, ad inizio 2017, hanno posto limitazioni alla caccia proprio per via della presenza di focolai d'aviaria. Per quanto riguarda il consumo di carne avicola invece non ci sono problemi. A spiegarlo è un documento congiunto dei ministeri della Salute europei. Per la carne avicola il consiglio è quella di cuocerla ad almeno 70 gradi (temperatura alla quale il virus dell'aviarie viene distrutto) e controllare che non vi sia più alcuna parte rosa. Per le uova stesso discorso. Per essere sicuri che non ci sia alcun virus del ceppo dell'aviaria va cotto l' uovo intero per almeno 210 secondi a 60 gradi.