Venezuela, via la pm anti-Maduro

CARACASNicolas Maduro come un rullo compressore. L'assemblea costituente di Caracas all'unanimità ha dato via libera alla rimozione della procuratrice generale, Luisa Ortega Diaz, misura che isola ancora di più il Venezuela, espulso anche dal Mercosur. In un ennesimo weekend di alta tensione, Washington in serata ha escluso l'ipotesi di un intervento militare: un'opzione «improbabile», ha detto il consigliere per la sicurezza nazionale, H. R. McMaster, che ha però lanciato un appello ai venezuelani a «salvare il paese da una dittatura autoritaria». Già nella notte a Caracas erano circolati rumors sul fatto che l'attacco alla Ortega Diaz sarebbe stata la prima mossa di Maduro sulla scia dell'insediamento della Costituente tutta "bolivariana", che ha messo fuori gioco il parlamento controllato dall'opposizione. Lo stesso anti-chavismo ha subito denunciato l'ennesimo attacco alle istituzioni del paese. Fin dal mattino presto decine di uomini della guardia nazionale bolivariana, guidati da un colonnello, hanno circondato la sede della procura generale isolando l'area. Poco dopo, mentre cercava di avvicinarsi ai suoi uffici e prima di denunciare «l'assedio» della sede, la procuratrice è stata aggredita dagli uomini della polizia chavista.NEW YORKGli Stati Uniti sono pronti a tutto per porre fine alla minaccia nucleare della Corea del Nord, anche a «una guerra preventiva». Parola di H. R. McMaster, consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump, che sferra un affondo verso Pyongayang proprio nel giorno in cui al Palazzo di Vetro dell'Onu si votano sanzioni economiche senza precedenti contro il regime di Kim Jong-un. «Se mi chiedete se stiamo preparando piani per una guerra preventiva rispondo di sì», ha affermato McMaster in tv, ricordando come «Trump sia stato molto chiaro su questo. Ha detto che non tollererà più le minacce della Corea del Nord. Per lui è intollerabile che abbiano armi nucleari che possano minacciare gli Usa. L'opzione militare è dunque sul tavolo». McMaster ha aggiunto di essere consapevole che un attacco alla Corea del Nord potrebbe portare a «una guerra molto costosa con sofferenze immense soprattutto alla popolazione sudcoreana». E ha spiegato di non poter dire se Pyongyang con i suoi missili è in grado di raggiungere San Francisco o Washington: «Quello che posso dire è che siamo di fronte a una minaccia gravissima». Intanto all'Onu gli Usa hanno presentato una risoluzione che punta a mettere in ginocchio l'export di Pyongyang, con un divieto assoluto che riguarda i settori del carbone, ferro, piombo e dei prodotti ittici. Un colpo durissimo per un Paese povero e già profondamente isolato. Se le misure punitive passeranno al Consiglio di sicurezza, per il regime di Kim significherebbe un taglio di un miliardo di dollari l'anno, un terzo delle entrate complessive legate alle esportazioni.di Mariaelena FinessiwROMAUno dei «figli più illustri» di Milano e di certo «fra i suoi pastori più amati e amabili»: così papa Francesco ricorda il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito della diocesi ambrosiana, scomparso ieri all'età di 83 anni nella Villa Sacro Cuore di Triuggio, dove si era ritirato alla fine del suo mandato e dove è allestita la camera ardente. «Penso con affetto e ricordo con gratitudine l'intensa opera culturale e pastorale profusa da questo benemerito fratello che nella sua feconda esistenza ha testimoniato con gioia il Vangelo e servito docilmente la Chiesa», scrive Francesco nel messaggio di cordoglio inviato all'arcivescovo uscente della diocesi di Milano Angelo Scola e al suo successore monsignor Mario Delpini. Per stile molto simile a Bergoglio, Tettamanzi era sostenitore di una Chiesa aperta ai poveri e agli emarginati, incardinata sull'annuncio evangelico della giustizia. Mai schierato, non sembrò digerire la simpatia per Berlusconi dei cattolici ex Dc e il 29 settembre 2002, nel giorno della presa di possesso della diocesi ambrosiana, succedendo al cardinale Carlo Maria Martini che l'aveva guidata per un ventennio, spiazzò il mondo della politica con un discorso teso a rimarcare che non si sarebbe lasciato condizionare «da nessun governo, da nessuna critica». Illustrò la sua idea di «città buona», dove la politica - a cui non è concessa alcuna «delega in bianco» - è tesa a creare socialità, a sostenere chi arranca nella vita e fa questo senza averne un «interesse personale ed economico».Fu coerente perché quelle sue parole ebbero una risultanza concreta. Tettamanzi incontrò gli operai dell'Alfa e intervenne per le famiglie provate dalla crisi, aiutandole con l'istituzione del Fondo famiglia e lavoro, in cui confluì denaro proveniente dall'otto per mille e, soprattutto, «da scelte di sobrietà della diocesi e - come egli stesso spiegò - sue personali». Criticò l'allora sindaco Letizia Moratti per la campagna di sgombero dei rom. Si espose per i musulmani senza moschea irritando la Lega e l'allora ministro Roberto Calderoli che tuonò: «La grande capacità della Chiesa territoriale dovrebbe essere la vicinanza con il territorio. Tettamanzi con il suo territorio non c'entra proprio nulla. Sarebbe come mettere un prete mafioso in Sicilia». Storica è la pastorale che Tettamanzi scrisse agli sposi in situazione di separazione, divorzio e nuova unione: anticipo di quell'Amoris Laetitia con la quale il Papa apre oggi ai divorziati risposati. Primo di tre figli, a 11 anni entrò in seminario e nel 1957 fu ordinato prete dall'allora arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI. Insegnante di teologia morale, fu grazie alla sua preparazione che Wojtyla lo volle con sé nella stesura di alcune encicliche. Con la morte di Giovanni Paolo II, si aprì anche l'ipotesi del papato: fu l'unico italiano accreditato per il seggio di Pietro che però verrà conquistato da Ratzinger. I funerali, presieduti da Scola, si terranno martedì alle 11 nel Duomo di Milano, dove il cardinale verrà anche sepolto al termine della celebrazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA