Fanghi, campi e puzza E c'è chi ritorna in città
di Giovanni ScarpawGIUSSAGOSi fa presto a dire puzza. O che la provincia di Pavia è la terra dei fanghi. Ma quali fanghi? Trattati, gessi. Compostato misto, reflui zootecnici. Puzzano di più i primi, o gli ultimi? E, soprattutto, fanno male alla salute? Tutte domande a cui Davide Bertoluzza, 46 anni, di Moriago (frazione di Giussago) ha dato una risposta. «Ho deciso di andarmene da qui. Per il bene dei miei figli, soprattutto. Mi trasferisco a Binasco». Tredici anni di sospetti, paure, miasmi, proteste. Casa in vendita, un pezzo di vita che va in soffitta. Via, lontano dai campi. Il sogno bucolico sgretolato contro il muro delle molestie olfattive: «Brucia la gola, lacrimano gli occhi. Ho visto centinaia di camion andare e venire su queste strade con chissà cosa nelle loro cisterne. Alla fine ho avuto paura. Per la mia famiglia soprattutto. Per fortuna posso scegliere. Me ne vado lontano da qui». Pietro Feltrin, 53 anni, milanese per nascita giussaghese per scelta, giura che è cambiato il modo di vivere da quando la pratica dello spargimento dei fanghi è diventata consuetudine: «Arrivo dalla grande città, ero stufo e volevo vivere in campagna. Oggi, però, non sono più così sicuro della mia scelta». A Giussago è nato un comitato proprio per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo problema. «Io stesso abito vicino alla Galbani, a Novedo - dice uno dei fondatori del movimento, Ciro Troccoli, che è anche consigliere comunale - Ancora l'altra sera ho dovuto chiudere le finestre dalla puzza che c'era». In questo caso i fanghi, però, non c'entrano nulla. C'è chi ormai ha imparato a distinguere fra puzza e puzza. «Quella degli allevamenti è una cosa - assicura Marisa Marzola, di Turago -. L'odore è meno forte. I miasmi dei fanghi provocano invece veri e propri malesseri». Con oltre un milione di tonnellate di potenzialità complessiva di recupero autorizzata negli impianti che operano nella provincia nel 2016, e quasi 300 aziende agricole che li usano, secondo il report della Provincia, il record sull'utilizzo dei fanghi è tutto nostro. Come confermato dall'Arpa, secondo cui nel 2015 sono state 466 mila le tonnellate di fanghi sparsi sui terreni del Pavese e della Lomellina, soprattutto. Un quinto del totale nazionale (2 milioni di tonnellate) e la metà dell'intera Lombardia (800 mila tonnellate l'anno). «I Comuni in cui si spandono fanghi in provincia di Pavia sono ben 91 - dice Iolanda Nanni, del M5S -. I primi 5 in classifica sono Gambolò (47.910 tonnellate all'anno), Mortara (35.398), Vigevano (31.231), Garlasco (26.333, Tromello (25.563)». Si calcola inoltre che siano circa 2000 gli spargimenti annuali nei campi. Dodici gli impianti autorizzati al recupero agronomico del prodotto. La Alan, che di insediamenti ne ha due (Sommo e Bascapè). C'è poi l'azienda agricola Allevi a Ferrera Erbognone e la Eli Alpi Service di San Giorgio Lomellina. C'è la Evergreen Italia di Lomello. Ci sono poi i giganti. A2A a Corteolona. E Galbani, che li utilizza per conto proprio a Certosa/Giussago e Corteolona. C'è Acqua & Sole, di Vellezzo, di proprietà della famiglia Natta. C'è la Var, a Belgioioso. «I fanghi che vengono distribuiti sui terreni agricoli sono rifiuti» avverte la Provincia nella sua relazione. Terra dei fanghi? «La potenzialità autorizzata e recuperata sul territorio nel 2016 - sottolinea il report di piazza Italia - ha raggiunto il 36,1%». Vale a dire, volendo si può fare di più. Molto di più. Basti considerare il solo 3% di Terra& Sole e il 6% di Galbani a Giussago. In cima alla classifica c'è la Var di Belgioioso, con il 74% di potenzialità autorizzata e recuperata lo scorso anno. Le aziende agricole che hanno utilizzato (gratuitamente) i fanghi sui propri terreni lo scorso anno sono state ben 294. A Linarolo fra maggio e giugno l'aria era irrespirabile. «Spargono di notte, quando sono sicuri che nessuno possa controllare» dicono alcuni abitanti della frazione di Vaccarizza». Anche in Lomellina la situazione non cambia. E spesso anche gli agricoltori finiscono nel mirino. «Coldiretti ha sempre sostenuto l'importanza dei controlli per quanto riguarda i fanghi biologici di depurazione - spiega Wilma Pirola, presidente di Coldiretti Pavia - Nessuno deve permettersi di violare le regole, però è bene ricordare che gli imprenditori agricoli hanno il loro bene principale proprio nella terra: rischiano quindi di diventare essi stessi parte lesa, a causa dei potenziali rischi derivanti dagli inadempimenti nelle attività di controllo». Il settore è talmente complicato, diversificato, da far perdere il filo agli stessi operatori, fra differenti tipologie di fanghi e leggi che di conseguenza li regolano, normative dello Stato e della Regione che confliggono, ricorsi alla magistratura amministrativa che in primo grado afferma un principio e in secondo lo ribalta. Come nel caso del verdetto del Consiglio di Stato, che due settimane fa ha sconfessato la sentenza del Tar sulla questione spargimento/distanza dalle abitazioni accogliendo il ricorso di Comuni e Provincia per spostare il limite dai centri abitati da 100 a 500 metri. E in mezzo a questa girandola impazzita di cifre, numeri, dati, c'è chi ha preferito tornarsene in città.