«Coppa inquinato, Comune immobile»
di Paolo FizzarottiwCASTEGGIOL'Asm Voghera non è stata responsabile dell'inquinamento del Coppa con sostanze provenienti dallo stabilimento Ab Mauri (ex Casteggio Lieviti). L'Asm, anzi, ha fatto tutto quello che poteva per impedirlo: sono stati altri a omettere le azioni necessarie a impedire l'inquinamento. E' quanto emerge dalla sentenza del processo contro Filippo Musti, all'epoca presidente dell'Asm, le cui motivazioni sono state depositate l'altra mattina dal giudice Chiara Bosacchi. La vicenda ruota attorno al depuratore di Casteggio, gestito dall'Asm, e a quello interno della Ab Mauri. Secondo il capo di imputazione Filippo Musti «in qualità di legale rappresentante di Asm Voghera, esercente l'attività di gestione ed erogazione dei servizi idrici, aveva effettuato uno scarico nel torrente Coppa di acque reflue urbane, superando i valori-limite fissati dalla legge. Fatti commessi e accertati a Casteggio dal 13 settembre 2011 al settembre 2012». Si era costituita parte civile la Federconsumatori di Pavia. Il pubblico ministero aveva chiesto un'ammenda di 10 mila euro. La parte civile aveva chiesto al tribunale di condannare Musti al completo risarcimento dei danni. «Questo tribunale - è scritto nella sentenza - ritiene che alla luce delle risultanze probatorie siano emersi elementi tali da condurre all'assoluzione dell'imputato». I carabinieri di Casteggio erano intervenuti in seguito alla richiesta delle guardie ecologiche della provincia di Pavia, che avevano rilevato acque inquinate nel torrente Coppa all'altezza di Bressana. I carabinieri avevano fatto accertamenti per stabilire la provenienza delle acque inquinate «che erano parse loro provenire dagli scarichi del depuratore di Casteggio». A quel punto erano intervenuti i tecnici dell'Arpa, che avevano fatto campionamenti sia delle acque che uscivano dal depuratore comunale, sia quelle all'interno dello scarico e in altri punti del torrente. Le analisi avevano dimostrato effettivamente valori anomali di alcune sostanze. Al processo il direttore generale dell'Asm, Stefano Bina, ha spiegato che all'epoca dei fatti Asm gestiva tra gli altri anche il depuratore di Casteggio in virtù di una convenzione stipulata nel 1999 tra i comuni di Voghera e Casteggio. Nel 2009 la società Pavia Acque era subentrata come gestore unico dell'ambito territoriale della provincia di Pavia, e quindi il rapporto era stato trasferito a questa società. Da quel momento quindi, anche se la proprietà del depuratore rimaneva al comune di Casteggio, la gestione passava a Pavia Acque, che aveva delegato l'incarico all'Asm Voghera. L'80% dei liquidi trattati dal depuratore arrivava dall'Ab Mauri. Il depuratore, di tipo biologico, era in grado di trattare efficacemente solo scarichi biodegradabili. L'impianto era tarato in modo da poter trattare efficacemente solo i reflui che rispettavano i limiti imposti dalla normativa. L'autorizzazione concessa alla Ab Mauri permetteva all'azienda di superare i limiti di legge, ma dentro parametri che ne garantissero la biodegradabilità. L'Asm aveva messo una postazione di campionamento proprio all'uscita dello scarico della Ab Mauri, per monitorare l'effettivo rispetto dei limiti. Era stato così accertato che l'azienda superava frequentemente i limiti previsti dalla sua autorizzazione, con particolare riferimento ad alcune sostanze: forse per un errato funzionamento del depuratore interno. L'Asm quindi aveva mensilmente segnalato al Comune di Casteggio, a Pavia Acque e alla Forestale la situazione, non avendo alcuna possibilità di intervenire direttamente sull'autorizzazione allo scarico, modificandone il contenuto o imponendone il rispetto. L'Asm ha dimostrato che nei giorni in cui la Ab Mauri scaricava nei limiti previsti dalla sua autorizzazione, il depuratore funzionava correttamente. «Dall'istruttoria - dice il giudice - è emerso senza ombra di dubbio che Asm Voghera, in qualità di gestore, ha per anni periodicamente sollecitato il comune di Casteggio all'adozione di provvedimenti nei confronti della Casteggio Lieviti, unica responsabile dell'afflusso di acque inquinate al depuratore. A fronte dell'inerzia del Comune nessuna responsabilità può imputarsi all'Asm, che non aveva alcun potere sanzionatorio diretto».