Delitto, trauma per tutti «Confronto con i giovani»
La tragedia si è consumata in pochi minuti, intorno alle 16 di lunedì scorso, nella zona dei giardinetti delle poste. Dopo una scazzottata qualche sera prima, in una discoteca di Broni, causata da una ragazza, Pandi e Simone si sono ritrovati uno di fronte all'altro e hanno ricominciato a litigare. Questa volta, però, Simone portava un coltello in tasca, che ha estratto, colpendo il coetaneo in pieno petto. Pandi è stramazzato al suolo, mentre l'accoltellatore si è diretto, sconvolto, verso casa, dove lo hanno rintracciato i carabinieri poco dopo. STRADELLAOperatori di strada per aiutare i giovani di Stradella alle prese con l'omicidio di un loro coetaneo ucciso da un altro coetaneo. Ma è l'intera comunità a doversi interrogare. Per Giuseppe Marino, psicologo sociale e volontario della Croce rossa di Stradella, si deve agire subito, soprattutto dopo l'accoltellamento del 17enne Pandi Lavdari ad opera dal diciottenne Simone Maddaluno al termine di una rissa, che ha fatto emergere l'estrema fragilità degli adolescenti. La tragedia della scorsa settimana ha scosso la comunità stradellina e continua ad alimentare il dibattito tra chi si occupa di educazione sul territorio su come si possa intervenire. «Il primo passo da farsi credo sia l'apertura ad un dialogo con i ragazzi e, dove possibile, una partecipazione attiva e costruttiva al confronto - commenta Marino -. Solo una volta chiariti i reali bisogni si possono proporre soluzioni efficaci». Il giovane psicologo chiama la tragedia della scorsa settimana «il dramma dei baobab» riferendosi ad un brano de "Il Piccolo Principe", dove il protagonista strappa le piantine di baobab perché non infestino il suo pianeta, ma il problema si ripresenta quotidianamente. Non si può strappare il problema del disagio. «Il problema esiste e ci ha colpito in maniera forte, ancora oggi ci osserva, risveglia le nostre coscienze, ci scompensa e ci disturba. Nascondere il fatto o accusare sempre gli altri, la società, le nuove generazioni, le amministrazionii, è un palliativo, non una soluzione al problema - aggiunge Marino -. La tentazione è quella del Piccolo Principe di strappare in fretta i germogli, nascondere, rimandare, proiettare all'esterno tutto quello che ci infastidisce, ci addolora o ci fa orrore. Questo può stemperare l'umore, ma di certo non risolve il problema. Io credo che prevenire e seguire i disagi della nostra popolazione tutti assieme è meglio che dover mettere le pezze ai drammi». Da qui la necessità di conoscere a fondo i giovani per costruire insieme a loro qualcosa di nuovo: «Sempre utilizzando il Piccolo Principe, possiamo dire che dentro l'anima ci sono tanti semi: conoscerli ci aiuta a sceglierli - conclude -. Infine, lavorare il terreno è più costruttivo che strappare le erbacce. Impegnandoci, conoscendoci e prendendoci assieme cura della nostra terra, potremo determinare molto di ciò che crescerà tra le nostre case e rasserenare così le strade su cui matura Stradella». Il dibattito sulla tragedia ai giardinetti delle poste è sempre aperto e ne ha parlato domenica scorsa, in chiesa, anche don Ernesto Maggi, parroco del Duomo di Pavia, a Stradella per la festa patronale. «Questi fatti accadono perché le forze sociali non riescono più a coprire tutti gli spazi della vita delle persone» ha affermato don Maggi nell'omelia. Il sacerdote ha poi ricordato l'importanza della famiglia, come ambito principale dell'educazione dei ragazzi: «La famiglia è il contrario dell'individualismo a cui purtroppo siamo abituati - ha sottolineato don Maggi -. Da lì bisogna partire per capire le reali esigenza di questi giovani». Oliviero Maggi