Nuova "legge sui cinghiali", i dubbi dei cacciatori
Nei prossimi giorni il Consiglio regionale lombardo ha in calendario il progetto di legge sulla "gestione del cinghiale". Che la gestione di questi animali non fosse più possibile con gli attuali strumenti previsti dalla legge 26/93 (norme per la protezione della fauna selvatica e per la tutela dell'equilibrio ambientale e disciplina delle attività venatorie) o meglio, che dovessero essere previste norme attuative più pertinenti alla situazione attuale, derivano dalla più che accertata presenza del suide, anche in aree fino a qualche tempo fa impensabili.I motivi dell'espansione di questo animale sono abbastanza semplici: la mancanza di nemici naturali; l'alta prolificità; l'impossibilità di effettuare i prelievi della specie, dovuta alla mancanza di piani di gestione, nelle aree dove la consistenza degli animali era considerata marginal; l'impossibilità di intervenire nelle aree protette, necessarie per la salvaguardia di vari ecosistemi, ma nelle quali i cinghiali hanno trovato indisturbato rifugio; l'alta possibilità di alimentarsi grazie all'enorme disponibilità di cereali e foraggio, che le nostre coltivazioni offrono da primavera inoltrata al tardo autunno. Durante la predisposizione del progetto di legge tutti i portatori di interessi sono stati a vario titolo sentiti ed il risultato finale sostanzialmente rispetta le esigenze per cui è stato costruito. Ma a nostro modo di vedere presenta tre punti critici: il primo riguarda gli indennizzi che gli Ambiti territoriali o i Comprensori alpini di caccia sono tenuti a pagare agli agricoltori che subiscono danni provocati dai cinghiali. Oggi, per tutti i danni provocati dalla fauna selvatica alle coltivazioni, i comitati di gestione contribuiscono per il 10 per cento, mentre il resto è a carico della Regione. Con questa legge sarà a carico degli Atc il 50 per cento del danno.Il secondo riguarda gli agricoltori che non partecipano ai piani di gestione dei cinghiali. Avranno diritto comunque ai risarcimenti per i danni subiti? L'ultimo riguarda sempre il risarcimento dei danni causati dagli animali "residenti" nelle aree protette. Saranno sempre i cacciatori a farsene carico?Ivan Morettipresidente regionale Arci caccia