Lite per una sigaretta ammazzato 18enne a colpi di cacciavite

ACIREALEL'intonaco lo ha colpito nella carrozzina. Ha solo un anno e difficilmente poteva difendersi, il bimbo colpito da un crollo del soffitto della navata sinistra del Duomo di Acireale durante la celebrazione di un matrimonio. Ora è in condizioni gravi ma stazionarie: si trova nel riparto di rianimazione pediatrica del Policlinico di Messina ed è in prognosi riservata. La diagnosi è di trauma cranico grave con frattura scomposta pluriframmentaria dell'osso frontale accompagnato da un lieve stato commotivo. Insieme a lui è stato ferito anche un 30enne disabile, che però ha già lasciato il trauma center dell'ospedale Cannizzaro. Ha riportato un lieve stato confusionale cognitivo e delle ferite a sopracciglio e cuoio capelluto. L'uomo ha firmato il modulo di dimissioni volontarie per proseguire le cure a casa. Secondo i primi accertamenti dei vigili del fuoco il crollo dell'intonaco potrebbe essere dovuto ad uno "choc termico", tipico del periodo estivo, che avrebbe alimentato una bolla d'aria interna. La chiesa è assicurata ed è stata dichiarata agibile. Sull'accaduto ha aperto un'inchiesta la Procura di Catania delegando le indagini dal commissariato della polizia di Stato di Acireale. MILANOUna lite banale, l'alcol che scalda il sangue: una brutta storia che finisce con un cacciavite infilato nel cuore. Roberto Farouk Samir Halim aveva 18 anni, era nato da genitori egiziani. Un lavoro da muratore, nessun precedente penale. Poco dopo la mezzanotte, in piazza Tirana, nel quartiere Giambellino, periferia milanese, un tempo operaio e fitto di case popolari, ai tavolini di un bar gestito da cinesi, ha incontrato la persona sbagliata che l'ha ucciso. Mostafa El Gatnaoui, 52 anni, marocchino, una sfilza di precedenti anche per reati contro la persona, in Italia da oltre 20 anni da irregolare, stava fumando, chi racconta una sigaretta, altri uno spinello. Roberto Farouk gli ha chiesto di spostarsi perché il fumo dava fastidio a lui e altri. Gatnaoui ha risposto in malo modo, il diciottenne deve averlo spinto e il marocchino, che aveva bevuto molto, ha estratto un cacciavite con in quale l'ha colpito due volte, al cuore. Roberto Farouk si è accasciato, con gli occhi sbarrati e il marocchino ha cercato di scappare. «L'abbiamo preso, io e i miei amici - racconta un ragazzo -, i miei amici l'hanno picchiato perché voleva scappare. Aveva un po'di sangue in faccia». Il ragazzo egiziano è stato portato all'ospedale San Paolo, dove i medici hanno cercato di rianimarlo, ma non c'è stato nulla da fare. Gli investigatori stanno cercando di capire se realmente l'omicidio è dovuto alla vicenda della sigaretta, ma sono convinti che a scatenare la furia di Gatnaoui, che sembra fosse noto nel quartiere per la sua aggressività, siano comunque stati dei motivi futili, ingigantiti dall'abbondante alcol che aveva assunto. Il Giambellino è una delle zone sulle quali il Comune ha deciso di investire per la riqualificazione. Negli anni, il quartiere reso famoso da una celebre canzone di Giorgio Gaber si è popolato di immigrati ma non è in cima alla classifica di quelli ritenuti più critici. L'assessore alla Sicurezza del Comune di Milano, Carmela Rozza osserva che «sicuramente il Giambellino è uno dei quartieri difficili di questa città tanto è vero che a settembre partirà anche lì il servizio dei vigili di quartiere». In piazza Tirana, sulla serranda del negozio di parrucchiere, accanto al bar caffetteria e tavola calda dell'omicidio, anonimo come decine di altri locali simili alla periferia del capoluogo lombardo, è stato appeso un cartello: «Chiuso per lutto» per la morte di Roberto Farouk. Una vicenda su cui il segretario della Lega Nord Salvini non lesina l'ironia: «Un marocchino ha ammazzato un egiziano con un colpo di cacciavite al cuore stanotte a Milano. Spiace per il morto e l'altra risorsa che, essendo in galera, non potrà pagare la pensione agli italiani».