Militari al Brennero Vienna fa dietrofront
di Maria Rosa TomasellowROMALa nuova crisi diplomatica con Vienna per frenare l'ingresso di migranti dura quanto una tempesta in un bicchier d'acqua, e dopo 24 ore di tensioni accompagnate dalla convocazione dell'ambasciatore austriaco in Italia, finisce con una telefonata di chiarimento tra il cancelliere austriaco Christian Kern e Paolo Gentiloni: «L'Austria non eseguirà alcun controllo ai confini con il Brennero e non sta per ricorrere all'impiego dell'esercito nell'immediato» spiega Kern al presidente del consiglio, sottolineando in seguito in una conferenza stampa, accanto Al suo ministro della Difesa Peter Doskozil, che «la cooperazione con l'Italia è davvero buona». Tutto è stato «un equivoco» sostiene, e i quattro panzer Pandur dell'esercito attesi al confine del Brennero restano per ora parcheggiati in una caserma alle porte di Innsbruck, così come non c'è traccia dei 750 militari ipotizzati da Doskozil. Del resto, nei primi sei mesi del 2017 i transiti illegali attraverso il Brennero dall'Italia verso l'Austria sono stati 3.450 contro gli 11.812 del 2016: la situazione, dunque, è sotto controllo, nonostante l'aumento degli sbarchi in Italia, perché i flussi si dirigono ora verso la frontiera con la Francia a Ventimiglia. Alla vigilia del vertice di Tallinn, in Estonia, dov'è finalmente attesa una svolta, Palazzo Chigi apprezza la "correzione di rotta" del governo austriaco, e il ministro dell'Interno Marco Minniti, nella sua informativa alla Camera, prende atto: «Avevamo detto che non c'era emergenza. Noto che forse avevamo ragione» dichiara. L'emergenza invece è rappresentata dall'aumento degli arrivi in Italia: nei primi sei mesi dell'anno, fa i conti Minniti, sono sbarcate più di 85mila persone, il 18,4% in più rispetto allo scorso anno, numeri che «hanno messo a dura prova il sistema di accoglienza». Il 34% dei salvataggi nel Mediterraneo centrale è stato operato da navi delle organizzazioni non governative (ong), il 28% dalla Guardia costiera, il 9% dall'Operazione Sophia, l'11% da Frontex e il 7% da mercantili. Cifre, sottolinea il ministro, che fanno comprendere come la questione delle ong «sia particolarmente rilevante». Dunque, «nessun pregiudizio», ma il codice di regolamentazione dell'attività delle ong - ora inserito nell'Action plan della Commissione Ue - è necessario. Due le questioni centrali: il coordinamento con l'attività della guardia costiera e il coordinamento con la polizia giudiziaria contro i trafficanti, con cui, sottolinea Minniti, «le ong devono collaborare». Il codice, inoltre, secondo il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, servirà anche «a dire che ci possono essere approdi diversi da quelli italiani», una ipotesi che fino a oggi non ha trovato terreno fertile tra i partner europei. Un incontro con le ong è già in programma il prossimo 13 luglio.«Ma non si può separare la salvezza in mare dall'accoglienza» dice Minniti, ricordando che «l'accoglienza ha un limite nella capacità di integrazione», invocando «l'etica di responsabilità» dell'Europa, e sottolineando la «sproporzione tra quello che si è investito nella rotta balcanica» attraverso l'accordo con la Turchia (fino a 6 miliardi), «e quello che si sta investendo nel Mediterraneo: una sproporzione inaccettabile». Per il contrasto all'immigrazione illegale sulla rotta, la Ue ha messo sul tavolo 153 milioni nel 2017 e un impegno di 200 nel 2008. La Libia, da cui arriva il 97% dei migranti, è cruciale, ed è per questo che nei prossimi giorni Minniti volerà a incontrare i sindaci libici. L'Italia, inoltre, lavora per creare in Libia un centro di soccorso e una sala operativa di contrasto. Ma il «vero peccato originale è il Trattato di Dublino del 2003» denuncia Minniti. L'accordo infatti stabilisce che deve essere il Paese di primo approdo a farsi carico dell'accoglienza dei richiedenti asilo. Negli ultimi tre anni, ha ricordato il ministro degli Esteri Angelino Alfano, sono sbarcate in Italia 580mila persone, «la popolazione del Lussemburgo». Nel 2016, certifica l'Easo, l'Ufficio europeo di sostegno all'asilo, gli arrivi sulla rotta del Mediterraneo centrale sono aumentati del 18% (181.459 migranti), e se nella Ue le domande d'asilo hanno subito una flessione (1,3 milioni, - 7%), in Italia le richieste sono cresciute del 47% (123mila) con la Germania a guidare la classifica 745.155 (+56%). L'Italia, inoltre, ha il più alto tasso di riconoscimento di protezione internazionale. Ma ha un problema: gran parte dei migranti che arrivano sulle nostre coste «non hanno i requisiti per le redistribuzioni» in altri Paesi.©RIPRODUZIONE RISERVATA