Libia, la combutta con i trafficanti
di Andrea ScutellàwROMACrescono le zone d'ombra nell'operato della Guardia costiera libica. Dopo il possibile coinvolgimento nell'indagine per crimini contro l'umanità nel Paese nordafricano aperta nel 2011 dalla Corte penale internazionale (citato dal quotidiano Avvenire), anche Amnesty International punta il dito sul corpo militare, con cui l'Italia ha firmato un accordo che prevede la fornitura di 10 motovedette (4 già consegnate) e addestramento. Nel rapporto intitolato «Una tempesta perfetta» Amnesty cita il resoconto dei relatori sulla Libia delle Nazioni Unite, pubblicato il 1° giugno 2017, che parla di «abusi contro i migranti ampiamente documentati, incluse esecuzioni, torture e privazione del cibo e dell'acqua» oltre «alla schiavitù dei migranti sub-sahariani». Per gli esperti dell'Onu non ci sono dubbi: «I trafficanti, così come il Dipartimento contro l'immigrazione illegale (Dcim) e la Guardia costiera, sono direttamente coinvolti in queste gravissime violazioni dei diritti umani». È il report del dicembre 2016 della missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia a fornire maggiori dettagli sul traffico e sulle violazioni: «Quando le barche dei migranti sono intercettate dalla Guardia costiera libica, questi vengono trasferiti solitamente alle strutture detentive del Dcim, oppure in fattorie private, qualche volta per una tassa, soggetti lavori forzati, stupri e abusi sessuali». Amnesty racconta anche le crescenti tensioni tra la Guardia costiera libica e le Ong che salvano i migranti in mare: nell'agosto 2016 due uomini di Abd al-Rahman Milad - capo della Guardia costiera di Zawiyah e «coinvolto nelle attività di traffico», secondo gli esperti Onu - hanno sparato 13 colpi contro un'imbarcazione di Medici senza frontiere. Anche gli equipaggi e i migranti salvati da Save the children, Sos Mediterranee, Jugend Rettet e Sea Watch, affermano di esser stati messi in pericolo dalle operazioni della Guardia costiera. Per questo Amnesty chiede che i militari nordafricani partecipino ai salvataggi seguendo delle regole precise: limitando le loro attività alle acque territoriali libiche, consentendo le operazioni dei mercantili e delle Ong, non esercitando il comando su alcuna missione e accettando di essere soggetti ad azioni di monitoraggio internazionali. Per il resto il rapporto racconta di un Mediteranneo in cui la mortalità è aumentata dallo 0,89% rispetto agli sbarchi della seconda metà del 2015 al 2,7% dei primi sei mesi del 2017. Il motivo? «Invece di agire per salvare vite e fornire protezione, i ministri degli Esteri europei stanno vergognosamente dando priorità a irresponsabili accordi con la Libia nel disperato tentativo d'impedire a migranti e rifugiati di raggiungere l'Italia», ha dichiarato John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l'Europa.©RIPRODUZIONE RISERVATA