«Questa Ferrari può farcela Seb ora si calmi»

di Gianluigi Giannetti«Sebastian Vettel a Baku ha perso la testa, c'è poco da dire. Se avesse vinto avrebbe avuto 27 punti di vantaggio su Lewis Hamilton, invece ora sono solo 14, e speriamo che di questa storia a fine stagione non debba pentirsene». I conti sul campionato li fa il telecronista, ma per Ivan Capelli resta tutta la sensazione del pilota, che Sebastian possa aver dato una sterzata al suo campionato, brusca quanto lo è stata quella scaricata d'istinto sulla Mercedes numero 44 in Azerbaijan. Il team principal Ferrari ha difeso il suo pilota, si è chiesto se questa sia Formula 1 o una lotta tra gladiatori al Colosseo?«Rispetto il ruolo di Maurizio Arrivabene, ma Vettel ha tamponato Hamilton e ha torto. Dalla telemetria di Lewis non sembra ci sia stato nessun tipo di rallentamento forzato. L'uno prendeva le misure dell'altro, con quella malizia che il britannico conosce benissimo dai tempi dei kart, ma non c'è spazio per una provocazione quando c'è la ripartenza dietro la Safety Car. Sono momenti concitati, chi è in testa ha il diritto di fare l'andatura, ha il potere di scegliere il momento esatto in cui riaccelerare sorprendendo quanto più possibile l'avversario che sta dietro, che gioco forza deve adeguarsi. Quando la Safety Car spegne le luci, chi è in testa può rallentare quanto vuole».Cosa è scattato davvero nella testa di Seb? «Sebastian Vettel è un quattro volte campione del mondo, ma in Formula 1 conta l'oggi. Non il ricordo del suo passato in Red Bull, quando ogni sua uscita in pista era impeccabile, senza stress ed errori. Dopo la stagione dello scorso anno, Sebastian ha tutto il peso della squadra addosso, la Ferrari è costretta a vincere e si è ritrovata in una condizione tecnica tale per cui il divario con Mercedes è oggettivamente colmabile. Il che significa ancora più pressione. A Baku, Seb ha avuto una reazione scomposta figlia anche del della gran forma di Kimi Raikkonen, che fa meno errori ed è un compagno di squadra veloce, molto veloce. Però ha scelto il modo più politicamente scorretto per perdere la calma. «Sportivamente, Vettel ha già scontato il suo fallo di reazione con quei 10 secondi di sosta ai box durante la corsa. Se è stato convocato nella sede di Place de la Concorde a Parigi per un meeting dal presidente della Fia in persona, il fatto che conta è politico, non certo la possibilità di una ulteriore sanzione che infatti non è arrivata. Jean Todt ha impegnato tutta la Federazione in una precisa campagna sulla sicurezza stradale di cui anche Vettel è testimonial. In quel fallo di reazione c'è un messaggio, un problema che va oltre l'episodio».L'avviso però è arrivato. Al prossimo episodio scatterà la sanzione.«Dovrà impegnarsi in iniziative educative perché qualcosa ha fatto, e il segnale è arrivato. Resta un momento della carriera come ne hanno passati Senna o lo stesso Schumacher. Impossibile non ricordare il Gran premio d'Europa 1997 a Jerez, quando Michael speronò Jaques Villeneuve tentando di spingerlo fuori pista. A Schumacher costò la gara e la squalifica dal campionato».Ma per questa Ferrari non è il momento di passi falsi. «No, perché può proprio essere l'anno di Maranello, la stagione in cui finalmente se la gioca alla pari. Le Rosse sono costantemente vicine alla Mercedes, a Baku siamo tornati a vedere una prevalenza delle frecce d'argento in qualifica ma in gara questo scarto di potenziale non c'è. Anzi, esiste un fattore tecnico importantissimo a favore della Ferrari, che alla fine della scorsa stagione si è mossa con grande bravura politica e strategica. Ha segnalato alla federazione l'irregolarità e poi ha ottenuto la proibizione delle sospensioni semi attive che stavano preparando Mercedes e Red Bull, quel sistema cioè che consente di mantenere la monoposto sempre con un assetto piatto, facendo lavorare anche una aerodinamica con soluzioni più estreme. Maranello insomma ha colpito al cuore il progetto altrui, e poi ha realizzato una vettura semplice, funzionale e veloce».Mancano 12 gare, basteranno a Raikkonen e Vettel? «Non è scritto ancora nulla, siamo nella zona dei Gran premi d'estate e saranno davvero i dettagli a fare le differenza e la classifica. Poi conosco bene Adrian Newey, il progettista genio della Formula 1. Peccato per la Red Bull che non abbia seguito molto la nascita della monoposto 2017, ma ora sta tornando in prima persona a metterci le mani e l'esperienza. Lui ha una creatività fuori dal comune e se la RB13 migliorerà, sarà proprio la Red Bull a fare da ago della bilancia nella seconda parte della stagione, che se possibile promette ancora più spettacolo».I nuovi proprietari della Formula 1 non chiedevano di meglio."Come presidente dell'Aci Milano sono coinvolto nell'organizzazione del Gp di Monza, e posso dirlo. Liberty Media promette un altro passo rispetto alla passata gestione di Bernie Eccelstone, ma sulla nuova proprietà americana la Ferrari ha un ascendente incredibile. Liberty Media si è già mossa cercando di avvicinare gli spettatori ai piloti, riportando la Formula 1 tra la gente. Ma chiunque ora guarda a Maranello».©RIPRODUZIONE RISERVATA