Coetanei scioccati, la città si interroga: «Cosa è successo a quei due?»
STRADELLA«Raga, ma che c.... vi è saltato in testa?». Sono increduli gli amici dei due giovani protagonisti dell'aggressione di lunedì pomeriggio vicino ai giardinetti delle poste, che si è concluso in tragedia. Per la loro compagnia è inconcepibile che, per una ragazza, Simone, 18 anni, abbia estratto un coltello e abbia colpito un altro ragazzo di 17 anni, uccidendolo. «Non è possibile arrivare a tanto per amore - afferma un amico comune -. Mi dispiace per entrambi perché li conosco bene. Non capisco cosa sia scattato nelle loro teste». Altri membri della compagnia non si sentono di incolpare nemmeno Simone, perché dicono che è stato provocato e che abbia preso botte più volte, in altre occasioni: forse è anche per questo che si portava dietro il coltello usato per l'aggressione. La discussione è tutta su facebook, a colpi di post e commenti, come se, invece, dal vivo, i ragazzi ormai non si parlino più. Alcuni amici ritraggono Simone come un bravo ragazzo, volenteroso, che ha scelto la strada della cucina e del mondo alberghiero dopo aver concluso la scuola superiore. Alla fine, una ragazza posta dei cuoricini sulle pagine di entrambi: per lei non ci sono vittime e colpevoli, solo due vite spezzate, anche se in modi diversi. Intanto, la città si interroga su quanto accaduto l'altro pomeriggio: «Un tempo ci si prendeva a pugni per una ragazza, ma poi si faceva pace e si andava a bere tutti insieme - è il commento di un negoziante del centro -. Forse nei ragazzi di oggi c'è veramente qualcosa che non va». E, dopo il primo commento a caldo dell'altro giorno, anche il consigliere de "La Strada Nuova" Antonio Curedda torna sull'argomento: ««Lo scorso novembre abbiamo presentato in consiglio comunale un ordine del giorno finalizzato ad avviare un progetto di "educativa di strada" ispirato proprio dalle aggregazioni della zona via Civardi/via Dalla Chiesa che da tempo preoccupano i residenti per l'elevato numero di persone e alcuni danni alle proprietà private già subiti - commenta Curedda -. In generale, anche se non si era mai arrivati a questo livello, un rispetto nullo per la città espresso anche con il costante ed ingente abbandono rifiuti era il primo segnale che queste aggregazioni meritavano un maggiore interesse. La maggioranza aveva risposto che progetti del genere hanno senso solo in grandi città, mentre crediamo che l'episodio di ieri abbia dimostrato il contrario». «Non è questa la città che vogliamo - conclude l'esponente della minoranza -: non possiamo nè lasciare allo sbando i fenomeni aggregativi spontanei nè subirne passivamente i disagi nè rispondere con la forza ingaggiando una sorta di lotta generazionale. Se vogliamo che Stradella sia un luogo inclusivo dove i nostri figli possano crescere in sicurezza e con rispetto dobbiamo avere il coraggio di fare le scelte giuste. È irresponsabile caricare l'oratorio dell'onere integrale degli interventi sulla fascia adolescenziale. È il Comune che deve intervenire in prima persona». Oliviero Maggi