POLITICA»LO SCONTRO

MILANO«Fuori dal Pd c'è la sconfitta della sinistra», avverte Matteo Renzi. «Da soli non si va da nessuna parte», replica Giuliano Pisapia. La sfida a sinistra, inizia da qui. È nelle parole, ancor più che nei chilometri, la distanza che separa il teatro di Milano dove il segretario ha riunito i circoli Pd e la piazza Santi Apostoli a Roma di prodiana memoria dove l'ex sindaco di Milano e Pier Luigi Bersani hanno tenuto a battesimo il nuovo soggetto della sinistra, «Insieme» (nome provvisorio).Ad unirli, attacca Renzi, è la «nostalgia» di un «passato meraviglioso che non è mai esistito» e di una formula come l'Unione che ha «fermato l'Italia». «Ascoltiamo tutti, ma sui temi del futuro non ci fermiamo davanti a nessuno», afferma il leader dem. «Italia 2020» dice il Pd a Milano. «Nessuno escluso», risponde la sinistra a Roma. Due manifestazioni, commentano fonti dem, con stile, toni e contenuti molto diversi. A Milano - sottolineano - c'è apertura al civismo, a Roma alleanza contro il Pd, non per l'Italia. Ma noi, affermano ancora i dem, non cadiamo nelle provocazioni e lavoriamo aperti sul progetto. La linea la dà Renzi, giocando d'anticipo: parla alle 13, in un enorme teatro milanese. «C'è chi prova a riscrivere il passato, noi scriviamo il futuro», esordisce. «Non ho nostalgia dei tavoloni con dodici sigle che si chiamavano Unione e scendevano in piazza gli uni contro gli altri», attacca. Il leader non cita mai Romano Prodi, che minaccia di spostare la sua «tenda» più in là dal Pd. Ma cita Veltroni e il suo Lingotto: è quello il modello. A Mdp che si dice pronto ad allearsi solo con un Pd senza Renzi, risponde a muso duro: «I leader li decidono i voti, non i veti». «Così attaccano l'unica diga contro i populisti. Fuori dal Pd non c'è la rivoluzione socialista, marxista, leninista: se va male vincono M5S o Lega o - se va bene - il centrodestra europeo», avverte Renzi. «Chi immagina il centrosinistra senza il Pd vince il premio nobel della fantasia. Pisapia senza i Dem non avrebbe vinto». Il messaggio è rivolto anche agli avversari interni al Pd, che gli chiedono l'alleanza a sinistra e ne mettono in discussione la leadership. «È il solito virus dell'autodistruzione. Ma io rispondo alle primarie, non a caminetti e capicorrente che vogliono posti in lista». Il leader dem rivendica il primato a sinistra e si rifiuta di parlare di alleanze e legge elettorale, come gli chiedono di fare Prodi ma anche, dal suo partito, Franceschini e Zingaretti. E rivendica i suoi risultati e dice chiaro e tondo che nella proposta politica non devierà dalla via imboccata al governo: «C'è ancora tanto da fare soprattutto al Sud», afferma, «ma rischiamo di arrivare alla creazione di un milione di posti di lavoro» grazie al jobs act.Insomma, un «ritorno al futuro»: riportare il Pd allo spirito delle origini, al Lingotto veltroniano, e insieme rinnovarne l'immagine sostituendo ai volti dei capicorrente quelli di «campioni di idee» come l'allenatore Mauro Berruto, l'immunologo Roberto Burioni, l'avvocato Lucia Annibali. Così Renzi pensa di resistere al logoramento della minoranza interna e alle «frasi da killer» con cui lo bersaglia la sinistra Il segretario anticipa al 6 luglio la direzione del partito, dove proverà a «smontare» le «polemicucce» dei Franceschini, Orlando, Cuperlo, che lo hanno attaccato dopo le comunali: un voto, dicono i suoi, mostrerà con chi sta il partito. Poi avvierà la lunghissima campagna elettorale. Questa estate andrà in giro a promuovere il suo nuovo libro in uscita, «Avanti». Poi il 24 settembre chiuderà la festa Pd a Imola e partirà per un tour in treno (come Rutelli nel 2001). A bordo ci saranno «una carrozza social e una per gli incontri col territorio». A spingere Renzi ad andare avanti sfidando chi vuole alleanze e mette in discussione la sua leadership non è una presunzione di autosufficienza ma la convinzione che solo il Pd del Lingotto («Sinistra unita non contro Berlusconi, ma per qualcosa») è vincente.