La moglie di Brega: «L'ho visto sollevato»

di Maria FiorewPAVIA«Sollievo, ma anche la consapevolezza che non è ancora finita». Pier Paolo Brega Massone, il medico pavese ed ex primario della Santa Rita in carcere con l'accusa di avere sottoposto «con crudeltà» i suoi pazienti a interventi inutili, ha appreso dalla televisione, giovedì sera, la decisione della Cassazione, che ha annullato la sentenza di condanna all'ergastolo ordinando alla Corte di Assise d'appello di rifare il processo e di rivedere l'accusa di omicidio volontario. Ieri mattina la moglie Barbara Magnani è andato a trovarlo in carcere, a Opera. Come ha preso suo marito la decisione dei magistrati? «Era contento, sollevato perché finalmente intravede un po' di luce».Dovrà comunque affrontare un altro processo: la Cassazione non ha annullato la condanna ma ha detto di rivedere la contestazione di omicidio.«Non è una decisione di poco conto: è stato stabilito che il dolo non c'è, e questo significa che l'ergastolo è scongiurato. I giudici finalmente hanno ascoltato quello che gli avvocati continuano a dire da tempo, e cioè che quella contestazione non stava in piedi. La sentenza in realtà ha aperto un portone, ora si può cominciare a ragionare diversamente».Come è arrivata la notizia a suo marito? «Dalla televisione, è rimasto incollato tutta la sera ai notiziari, in attesa che uscisse la decisione». Brega Massone, se si esclude un breve periodo di libertà, ha trascorso in carcere quasi nove anni. Questa sentenza può influire sul periodo che gli resta di detenzione? «Bisogna vedere cosa succederà con il processo nuovo. Gli avvocati, comunque, stanno facendo i calcoli sulla liberazione anticipata. Credo che già nel giro di pochi mesi i legali potrebbero chiedere l'affidamento in prova ai servizi sociali».A Opera suo marito come sta vivendo la carcerazione? «Ha ottenuto un lavoro di tipo amministrativo, deve di fatto inserire dei dati al computer. Questo gli permette di rendersi utile e di restare attivo». La famiglia cosa si aspetta, a questo punto? «Noi tutti siamo fiduciosi. Sappiamo che la strada è ancora lunga e che non è ancora finita, ma ho come l'impressione che il peggio sia passato. Non saprei dire cosa accadrà, ma la nostra speranza è che finalmente i giudici concedano alla difesa la perizia super partes che finora è stata sempre negata, sia nel primo processo che nel secondo». I familiari delle vittime hanno contestato aspramente la decisione della Cassazione. «Non mi aspettavo niente di diverso e per certi versi capisco queste persone, che in tutti questi anni si sono sentiti ripetere che i loro cari sono stati operati inutilmente, senza averne bisogno. Ma io voglio dire che mio marito non ha commesso nulla di quanto è stato accusato. Questa storia ha portato sofferenza a tante persone». òmariafiore3©RIPRODUZIONE RISERVATA