L'omaggio dei sindaci ai volontari morti
di Stefania PratowVILLANTERIOOltre 400 volontari delle Croci di tutta provincia. E 24 sindaci della Bassa Pavese. Tutti a Villanterio e ad Inverno per l'ultimo saluto a Graziella Ripa, 62 anni, e ad Antonio Corona, 64, i due volontari della Croce Azzurra di Belgioioso morti in un incidente lunedì pomeriggio, quando, a bordo di un pulmino, stavano riportando a casa dal centro diurno "Il giardino", di Belgioioso, tre ragazzi disabili. «Morti mentre stavano facendo del bene», ripetono i parroci durante le omelie. Funerali distinti. Prima a Villanterio, celebrati da don Claudio Zanaboni, poi ad Inverno, da don Luca Roveda. Le chiese gremite da parenti e amici. E dai tanti militi con le divise arancio e il nome appuntato sul petto. Lì a ricordare e a piangere quei nomi che non sono più tra loro. Presenti anche l'onorevole Chiara Scuvera e il consigliere regionale Giuseppe Villani. Generosità, solidarietà, disponibilità. Ecco le parole scelte per descriverli. Due vite spezzate da una tragedia «senza spiegazioni», dice don Claudio che poi cita le parole di Sant'Agostino: «Signore non ti chiediamo perché ce li hai tolti, ma ti ringraziamo per averceli dati». E cita le parole del Vangelo che «sono un grido di protesta contro la rassegnazione». Una rassegnazione che loro, Graziella e Antonio, non avrebbero voluto vedere, «perché ci hanno insegnato a portare la croce con coraggio», dice don Luca. Che vuole rammentare agli amministratori presenti che «senza persone così l'Italia non andrebbe avanti». Sono loro, aggiunge, che consentono ai Comuni di assicurare servizi essenziali, «senza chiedere un euro e offrendo una disponibilità quotidiana». Don Zanaboni ricorda Papa Francesco: «La chiesa non cresce per proselitsmi ma per attrazione e testimonianza». «E Graziella - sottolinea - è stata una bellissima testimonianza di generosità, serenità e bontà. Testimonianza di un'esistenza dedicata alla famiglia e all'intera comunità». Come quella di Antonio. «A San Giovanni Rotondo - ricorda don Roveda - stava davanti a tutti con la croce in mano, sotto la pioggia battettente. Senza lamentarsi. In quell'immagine c'è tutto il nostro Antonio. Capace di una fede grande, vissuta in modo moderno. Capace di essere un missionario: la sua missione era quello di mostrare cosa significa essere cristiano». I parroci leggono i messaggi inviati dal vescovo Corrado Sanguineti, «ci sono domande a cui non è possibile rispondere e non possiamo pretendere di capire il disegno di Dio, possiamo solo deporre ai suoi piedi il vuoto lasciato da queste perdite. E non perdere le speranze di riabbracciarli». Nella preghiera del volontario il ricordo di quello che Graziella e Antonio facevano ogni giorno, «apri Signore i nostri cuori ad offrire solidarietà dove c'è solitudine e conforto dove c'è tristezza». Poi un lungo applauso. Mentre i gonfaloni si alzano tutti insieme. È l'ultimo omaggio della Bassa ai suoi due volontari.