C'è la firma del Papa, Olivelli sarà Beato

MORTARA Teresio Olivelli sarà un Beato della Chiesa cattolica. In Vaticano papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle cause dei santi a promulgare i decreti riguardanti il martirio del Venerabile Servo di Dio mortarese, ucciso "in odio alla fede" il 17 gennaio 1945, all'età di 29 anni, nel campo di concentramento tedesco di Hersbruck. Il religioso mortarese monsignor Paolo Rizzi, postulatore della causa di beatificazione, spiega che «questo atto della Chiesa conclude l'iter che precede il rito di beatificazione». La data sarà fissata dalla Santa Sede su richiesta dello stesso postulatore monsignor Rizzi, che dovrà prendere accordi con la Segreteria di Stato, il Dicastero dei santi e il vescovo di Vigevano. «Nei prossimi giorni - conferma monsignor Rizzi - sarà stabilità la data della beatificazione che, come prevede la normativa, si terrà nella diocesi che ha promosso la causa del nuovo Beato, quindi a Vigevano». Il 6 giugno scorso la sessione ordinaria dei cardinali e dei vescovi membri della Congregazione delle cause dei santi, considerati gli atti e valutate le prove raccolte, avevano confermato il precedente giudizio favorevole dei teologi stabilendo all'unanimità che sussistono tutti gli elementi richiesti per definire la morte di Olivelli un autentico martirio cristiano. Giovedì papa Francesco aveva ricevuto in udienza il cardinal Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle cause dei santi, firmando il decreto ufficiale.«Si conclude così - dice ancora il mortarese Rizzi - l'impegnativo percorso processuale iniziato nel 1987 dalla sollecitudine pastorale del vescovo di Vigevano Mario Rossi e dalla sapienza giuridica di don Mario Tarantola, parroco di Cilavegna, che nella sua qualità di giudice delegato ha validamente istruito la causa di beatificazione ponendo così solide fondamenta come idonee premesse e salda garanzia di un esito sicuro». Al termine di una rigorosa indagine canonica, condotta con approfondite ricognizioni testimoniali e storico-documentali, la Chiesa ha accertato che Olivelli, sottotenente degli alpini, dopo i fatti dell'8 settembre 1943, divenne oggetto della persecuzione dei nazisti e dei fascisti a causa dell'opera di evangelizzazione e di moralizzazione svolta negli ambienti in cui operava. «La sua - dice ancora monsignor Rizzi - è stata una proposta religiosa improntata sulla riconciliazione, sulla solidarietà e sull'amore per preparare i cuori alla costruzione di una società futura basata sui valori evangelici. Ciò andava a scalfire la strategia dell'odio instaurata dal regime nazifascista: imprigionato e deportato nei lager, si è sforzato di seminare tanto amore a sostegno di quanti erano nella disperazione. Anche questi luoghi di dolore sono diventati per lui motivo di evangelizzazione. Il martirio di Olivelli non è un accadimento improvviso, ma l'epilogo di un intenso cammino di fede e di un costante esercizio delle virtù cristiane. Il prossimo Beato ha affrontato il martirio mosso dalla sua fede, preparandosi a sacrificare la vita per testimoniare la fedeltà a Cristo e l'amore ai fratelli, sofferenti come lui nel campo di concentramento, cui diede assistenza spirituale e materiale, incurante delle punizioni, fino a morire per i maltrattamenti subiti a causa della sua inesausta carità. Come buon samaritano dell'umanità, ha vissuto la sua breve esistenza di soli 29 anni percorrendo le strade dei più deboli e indifesi». Con la beatificazione, la Chiesa riconosce la santità e la concessione del culto pubblico di Olivelli «indicandolo come esempio a chi desidera essere nel mondo testimone di carità e offrendolo come aiuto a chi ha bisogno della misericordia e della consolazione di Dio». Umberto De Agostino