«Riso, dichiarate lo stato di crisi»
MORTARA «Il governo italiano dichiari lo stato di crisi per consentire al settore del riso di accedere a misure di sostegno eccezionali, com'è stato per latte e ortofrutta». La richiesta è stata avanzata a Roma dal novarese Giuseppe Ferraris, presidente del gruppo Riso del Copa-Cogeca, l'associazione che riunisce le sigle agricole d'Europa.La filiera del riso italiana, di cui la Lomellina e il Pavese sono la punta di diamante con 83mila ettari, ha incontrato la commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. Presenti anche l'Ente nazionale risi, Confagricoltura, Coldiretti, Cia e Copagri. «Il risultato dell'audizione - riassume Roberto Magnaghi, direttore generale dell'Ente risi - è una grande intesa sulla necessità di difendere il riso italiano dalle importazioni agevolate, anche attraverso le strategie emerse dalla riunione degli Stati generali del riso del 20 febbraio scorso». In sintesi, la filiera ha chiesto che il riso sia escluso dalle concessioni sulle importazioni (cioè il dazio zero dal Sudest asiatico), che sia rivisto il regolamento che impedisce l'applicazione della clausola di salvaguardia, che siano fissate «regole reciproche» tra l'Ue e i Paesi terzi in modo che il riso europeo non sia svantaggiato rispetto al prodotto d'importazione sia sul piano fitosanitario sia su quello commerciale, e che siano lanciate campagne promozionali con fondi europei. «Abbiamo dimostrato, sulla base dei dati Ue - spiega Magnaghi - che l'accordo sul Sudest asiatico ha creato una situazione paradossale: si voleva incentivare lo sviluppo dei paesi meno avanzati, oggi l'Unione europea dipende dalla Cambogia per l'approvvigionamento di riso lavorato. Dal Paese asiatico arriva il 36% di tutto il riso importato dall'Ue (la Thailandia si ferma al 31%) in confezioni tra cinque e venti chili e un ulteriore 8% del riso importato in confezioni fino a cinque chili. Così i risicoltori italiani, consapevoli della minore competitività dell'Indica, hanno concentrato gli investimenti sullo Japonica innescando il ribasso dei prezzi anche tra le varietà da risotto e una crisi generalizzata del settore». Tutti i produttori italiani hanno cominciato a coltivare lo Japonica, per trovare compratori, ma l'eccesso di quantità offerta ha fatto ridurre i prezzi al quintale. Umberto De Agostino