«La Città metropolitana era un'utopia»
di Denis ArtioliwVIGEVANOUn misto di luoghi comuni strumentalizzati dalla politica sulle rivalità tra una Pavia "carnefice" e una Vigevano "vittima" che scivola nell'autocommiserazione e nel «proprio piacevole auto-isolamento». Alla base, un'oggettiva collocazione territoriale ai margini della provincia e al confine con la Città metropolitana di Milano che fa sentire i vigevanesi più milanesi che pavesi. Secondo il presidente della provincia di Pavia, Vittorio Poma, un mix di elementi più o meno reali ha allungato la distanza tra le due città e ha alimentato nel tempo un sentimento anti pavese nella città ducale, culminato nel desiderio («un'utopia», secondo Poma) di unirsi in matrimonio con Milano. Dopo la pietra tombale che il governatore leghista Roberto Maroni, di fatto, ha posato sulle aspettative di entrare nella Città metropolitana, secondo Poma Vigevano e Pavia devono coltivare progetti comuni di collaborazione per lo sviluppo dell'intera area.Presidente Poma, non pensa che Pavia abbia un po' maltrattato Vigevano negli anni?«Io sono la testimonianza vivente del fatto che Vigevano è stata trattata bene, sicuramente durante gli anni della mia presidenza della Provincia, quando si potevano investire soldi sul territorio e le aspettative di Vigevano sono state in gran parte soddisfatte. Penso ai collegamenti viabilistici e infrastrutturali, agli interventi sugli edifici scolastici, alla realizzazione di un palazzetto poi contestato: un impianto che oggi appare eccessivo, nato sulla spinta di una società di basket che aveva grandi ambizioni. Abbiamo realizzato IV e V lotto di tangenziale e lavorato per la costruzione del nuovo ponte sul Ticino, finanziato da Anas. Quando io ero assessore al lavoro e ministro era Maroni, venne siglato un accordo per la Cassa in deroga da 15 milioni di euro solo per le aziende vigevanesi e lomelline che erano in difficoltà».Quindi, una Vigevano irriconoscente quella che ha coltivato il sogno di entrare nella Città metropolitana di Milano?«No, dico solo che sono state investite molte risorse su Vigevano negli anni, anche, ad esempio, sui progetti dedicati alla figura di Leonardo, un elemento di attrazione mondiale, ed è incredibile che oggi l'Agenzia per lo sviluppo territoriale si trovi nelle condizioni in cui è (in liquidazione, ndr). L'ingresso nella Città metropolitana era più un'utopia che un sogno e rischiava di diventare strumento di propaganda politica. Al di là dei luoghi comuni su ciò che può dividere le due città, Vigevano ha effettivamente una collocazione territoriale ai margini dei confini provinciali che la proietta maggiormente verso Milano. C'è una naturale tendenza dei vigevanesi a considerare Milano un punto di riferimento. Ma l'idea che Pavia sia distante da Vigevano, che non la consideri o la trascuri, è uno stereotipo utilizzato dalla politica, anche per far sentire la propria voce nell'ambito della negoziazione territoriale. Però, Vigevano ha un peso importante in questa provincia ed è equivalente a Pavia per popolazione, le manca solo l'università».Secondo lei, quindi, Vigevano deve iniziare a considerare anche la "strada verso Pavia" e non solo verso Milano?«In parte, le distanze tra Pavia e Vigevano sono il risultato di una specie di piacevole tentazione all'auto-isolamento di Vigevano, spesso sfociato nella tendenza a piangersi addosso. Il dibattito sui rapporti tra Vigevano e Pavia oscilla sempre tra la legittima rivendicazione e il pianto greco. L'invito è di aprirsi maggiormente ai rapporti con Pavia: rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo insieme per il presente e il futuro del nostro territorio».©RIPRODUZIONE RISERVATA