Liberato il figlio di Gheddafi Ricercato dall'Aja

Nel caos libico è tornato in circolazione Saif al-Islam Gheddafi, il secondogenito del defunto dittatore Muammar e ricercato dal tribunale dell'Aja. Dopo essere rimasto prigioniero per oltre cinque anni ieri è stato annunciato il suo rilascio, dando seguito ad una controversa amnistia voluta dal parlamento insediato nell'est del frammentato paese nordafricano dove ora si starebbe nascondendo. Saif, 44 anni, il preferito tra gli otto figli del rais che lo aveva designato come suo delfino, pur senza incarichi era stato un volto del regime. Saif era stato catturato nel deserto da una milizia di Zintan nel novembre 2011 mentre cercava di fuggire in Niger, un mese dopo l'uccisione del padre e la fine di un dominio durato 42 anni. In contumacia era stato condannato a morte da un tribunale di Tripoli per crimini contro l'umanità commessi guidando la repressione alla rivolta contro il colonnello Gheddafi: un'accusa che lo rende un ricercato anche dalla Corte penale internazionale per crimini contro l'umanità. L'organizzazione per la difesa dei diritti fondamentali Human Right Watch sottolinea che le autorità libiche «restano obbligate» ora a consegnarlo all'Aja. Oltre alla milizia che lo teneva prigioniero, la brigata Abu Bakr al Siddiq, l'annuncio della liberazione è stata data anche dal suo avvocato. Fonti autorevoli lo indicano a Tobruk o Beida, comunque in quella Cirenaica (est) controllata dal generale Khalifa Haftar. ROMAL'Università di Firenze ha un vanto in più: è sua infatti la vittoria dei Pediatric Simulation Games, le prime olimpiadi italiane di pediatria, organizzate dalla Simeup (Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza Pediatrica), e tenutesi dall'8 all'11 giugno nel dipartimento di pediatria dell'Università La Sapienza di Roma col coinvolgimento di 34 squadre e 250 specializzandi da tutta Italia. I giovani pediatri sono stati chiamati a cimentarsi con complesse procedure di primo intervento pediatrico sotto il giudizio di tre giudici internazionali e fra tutte le squadre ad aggiudicarsi il podio è stata proprio quella con la maglia viola, composta da sei dolci e insieme agguerrite ragazze. «Come tutor - racconta Anna Pazzaglia - la cosa che mi ha stupito di più è stato l'alto livello raggiunto da tutte le squadre nel lavoro di gruppo. Penso che l'impatto della simulazione sui giovani sia importantissimo e da cogliere al volo».«La cosa più difficile - racconta Simona Montano, una delle vincitrici - è stata imparare a lavorare in team. Speriamo che questi Giochi siano il punto di partenza per continuare ad allenarsi e a migliorare la qualità della preparazione». Scopo di queste olimpiadi di primo intervento, incentivare lo sviluppo delle tecniche più avanzate ed efficaci della pediatria d'urgenza, così da spingere gli specializzandi a migliorare il proprio livello di bravura e affidabilità, anche in vista di eventuali "rivincite" negli anni successivi. «La simulazione - spiega Serena Salvadei, un'altra delle ragazze "vincenti" - è una tipologia di formazione molto efficace ma in fase di decollo e non ancora riconosciuta in tutte le scuole di specializzazione. Speriamo che adesso tutte lavorino per inserirla nel piano formativo». «Per noi giovani - aggiunge Martina Giacalone, anche lei del team - è un metodo stimolante per imparare, che ci spinge al ragionamento anche quando l'adrenalina è a mille, preparandoci al peggiore degli eventi: queste cose sono le colonne portanti della professione».«Nei mesi di preparazione - racconta l'altro membro della squadra, Laura Capirchio - abbiamo dovuto riprendere in mano la teoria, creare occasioni per fare simulazioni, lavorare come un team, e arrivare a Roma per una full immersion, imparando dalle altre squadre e dai nostri stessi errori».ROMADramma ieri alla periferia di Roma. Una guardia giurata ha ucciso per sbaglio con la sua pistola di ordinanza un collega con cui condivideva la stanza. Una vicenda tutta da chiarire quella accaduta alle prime ore del mattina in un appartamento al quartiere prenestino. David Raphael Hombucher, guardia giurata di 36 anni, è morto dopo essere stato centrato alla spalla da un proiettile. A chiamare i soccorsi, pochi minuti prima delle 8, è stato proprio il coinquilino e collega con cui la vittima divideva l'appartamento. Due stanze al piano terra di un palazzo.«Mi è partito un colpo per errore mentre stavo pulendo l'arma», ha raccontato Giovanni, un 23enne di origini siciliane che lavora per lo stesso istituto di vigilanza della vittima con cui condivideva quella stanza luogo della tragedia. Ma la sua versione è ora al vaglio degli investigatori che hanno già ascoltato gli altri colleghi e alcuni vicini di casa per capire se tra i due uomini c'erano motivi di attrito o rancore.All'arrivo dell'ambulanza per David non c'era comunque nulla da fare: il 36enne, nato in Germania, era già morto. La vicenda presenta al momento molti punti da chiarire e spetterà agli uomini della squadra mobile di Roma e gli uomini della scientifica ricostruire cosa sia realmente avvenuto ieri intorno alle 8 in quella stanza. Sequestrata la pistola della guardia giurata da cui è partito il colpo mortale, una semiautomatica calibro 45 ora nelle mani dei periti balistici che dovranno verificare se quanto raccontato dal giovane vigilantes siciliano combacia con la traiettoria compiuta dal proiettile che ha ucciso Davide Raphael. Lui continua a dire di averlo ucciso per errore. Ma l'attendibilità del suo racconto è tutta a verificare. In casa ieri mattina c'era anche un'altra persona, che sarebbe però uscita prima che David Raphael venisse colpito. Il terzo inquilino è stato già rintracciato ed ascoltato insieme ad altri colleghi, parenti e vicini di casa. Gli uomini della polizia di Roma stanno scavando nella vita delle due guardie giurate per capire se recentemente tra i due uomini ci fossero stati dissidi e stabilire con certezza se non c'erano motivi di attrito. Al momento gli investigatori hanno annunciato che nessuna pista viene esclusa: potrebbe essere stato un incidente ad uccidere David Raphel così come sostiene l'amico 23enne. Oppure un omicidio.(f.c.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA