L'OPINIONE
(segue dalla prima) le metropoli delle coste est e ovest sconfitte dalla pancia dell'America. E non per caso Trump e Theresa May viaggiano in sintonia tra visite di cortesia e sorrisi.Eppure l'idillio con l'elettorato è durato lo spazio di un mattino. Il miliardario dal parrucchino color pannocchia passa una luna di miele agitata per via di una tracotanza che non pare più, ormai, una derivata del decisionismo ma dell'incapacità. Tanto che risuona, sempre più spesso, la parola impeachment.I paragoni sono tutti zoppi, e tuttavia è sembrata tracotanza anche quella della May, passata da riedizione della "Lady di Ferro" Margaret Thatcher a Lady di Latta, una tigre di cartapesta. Non era nemmeno a favore dell'uscita dall'Europa ai suoi esordi, salvo accodarsi alla volontà popolare con uno zelo sospetto e addirittura più estremo.Voleva un mandato assai più ampio di quello che già possedeva per trattare con Bruxelles da una dura posizione di forza. Come lo Chirac francese del 1997, e con un esito più o meno simile. Nel breve volgere di un anno solare, gli inglesi si sono accorti che nessuna Brexit li aveva messi al riparo dal mondo cattivo. Gli attentati islamisti si sono moltiplicati, l'economia dopo l'euforia iniziale ha ripreso ad andare come prima. E, ragionando, ci si è resi conto che quegli immigrati, anche europei, tanto vituperati, sono in realtà fondamentali per far funzionare uno Stato dove nessun inglese accetta più di svolgere lavori umili. Umili, ma necessari per far funzionare il Paese. Risultato: i conservatori ridimensionati e senza più la maggioranza assoluta.L'Ukip, il partito per l'indipendenza del Regno Unito, padre della Brexit, cancellato dal parlamento. I laburisti dell'"estremista" Jeremy Corbyn, dati per spacciati e in declino irreversibile, che si rianimano e, se non primeggiano, ottengono un risultato incoraggiante.Nel mondo globale, i vasi sono comunicanti. E alla micidiale accoppiata Brexit-Trump, era poi seguita la vittoria di un presidente verde in Austria e il partito xenofobo e anti europeo era stato fermato in Olanda. Soprattutto Emmanuel Macron, sull'altro versante della Manica, aveva ridicolizzato, doppiandola, la Marine Le Pen del Front National. E poco prima Austria, Olanda, Francia erano tre serie candidate a essere inghiottite dall'orgia populista.Questo era il vento prima del voto di giovedì a Londra. La May non lo aveva annusato. Qualunque politico, dopo un simile azzardo, un all-inn alle urne, trarrebbe le conclusioni e si dimetterebbe. Con un'ostinazione sfacciata Theresa invece finge che nulla sia successo, va avanti con un governicchio di coalizione, formula che non ha mai avuto molta fortuna a quelle latitudini. Estende la sua intrinseca debolezza a un esecutivo che a Bruxelles non potrà fare la voce grossa.E se indietro non si torna perché la Brexit è stata comunque scelta, resta il rammarico per un popolo che sembra essersene pentito a posteriori. Peggio per loro, verrebbe da dire. Se non fosse anche peggio per noi. Ci saremmo risparmiati le incertezze e le vicissitudini dell'anno da vivere pericolosamente. Che sinora si è rivelato meno infausto delle previsioni.Non sono gli inglesi quelli che scommettono su qualsiasi cosa? Forse va riconsiderata anche l'infallibilità leggendaria dei bookmakers.©RIPRODUZIONE RISERVATA