I musulmani chiedono una sede più grande

VIGEVANO «Aiutateci a trovare un posto più grande, per fare lezioni di cultura araba ai nostri bambini e far pregare anche le donne». La richiesta arriva dalla comunità islamica che venerdì sera ha invitato, all'interno del centro culturale islamico "Il Medina" di via Mulini, il vescovo di Vigevano, Monsignor Maurizio Gervasoni, l'arciprete Sergio Mainoldi della chiesa ortodossa di via della Costa, frate Luca Minuto e don Paolo Nagari, direttore dell'ufficio diocesano per le missioni e i migranti. Con loro anche i consiglieri comunali Stefano Bellati (Progetto Vigevano), Arianna Spissu ed Emanuele Corsico Piccolini (Partito Democratico) - gli unici ad aver accolto l'invito lanciato da Khaled Moustafa Koutir, presidente della comunità islamica. «Qui abbiamo una piccola scuola - ha spiegato Koutir - in cui insegniamo arabo, italiano e le leggi italiane ai nostri bambini. Cerchiamo di promuovere l'integrazione e di seguire anche i giovani in tutti i problemi che possono incontrare, sia per l'età sia perché si trovano in un luogo di cui non conoscono granché. Il problema è che ci sono sempre più bambini e lo spazio non basta più. Da anni chiediamo di spostarci dal centro, alla preghiera del venerdì siamo più di 300. E in questo periodo di Ramadan ci sono giorni in cui la folla dei fedeli arriva fino in strada. Vorremmo spostarci in periferia, per non disturbare nessuno e per non dover occupare ogni volta tutti i parcheggi. Non abbiamo problemi con il vicinato, cerchiamo di dare il meno fastidio possibile, ma nel mese del Ramadan ci sono preghiere anche di notte, se fossimo lontano da altre case sarebbe meglio per tutti. Ecco perché chiediamo la possibilità di spostarci. In tanti altri Comuni, anche a guida leghista, alle comunità islamiche è stato assegnato un luogo di ritrovo lontano dal centro. Noi vorremmo anche dare un contributo a questa città: siamo tutti d'accordo, per esempio, sul donare sangue». Piena disponibilità da parte dei rappresentanti di tutte le altre religioni, anche se consapevoli dell'esistenza di uno chiaro "niet" leghista in merito a qualsiasi centro culturale o di preghiera musulmana in città. «Occorre lavorare già adesso per l'anno prossimo - ha precisato monsignor Gervasoni -. Vi ringrazio per questo invito e vi auguro di vivere con pienezza il mese sacro del Ramadan». Alle parole di Gervasoni si sono unite anche tutte le altre autorità, politiche e religiose, con la promessa di ritrovarsi di nuovo allo stesso tavolo e, nell'attesa, di guardare l'esempio di altri Comuni, tra cui Novara. Selvaggia Bovani