Addio al medico che parlava al cuore dei suoi pazienti

di Pier Angelo VincenziwPAVIAChiesa della Sacra Famiglia gremita, tante persone in lacrime, pure tanti giovani, per l'ultimo saluto a Giovanni Montagna, medico di 51 anni stroncato da un tumore. I familiari più stretti, ma anche tanti pazienti ai funerali di un uomo tanto schivo quanto buono. Dirigente medico dell'unità operativa di nefrologia ed emoliadisi e responsabile dell'ambulatorio peritoneale alla clinica Maugeri, Montagna lascia la moglie Ilaria e tre figli, la più grande di 16, il più piccolo di 10. La celebrazione delle esequie è spettata a don Vincenzo Migliavacca, parroco della Sacra Famiglia. Le cui parole sono state semplici e toccanti allo stesso tempo. «Quando ci si presenta al cospetto di Dio, solo di una cosa dobbiamo rendere conto: della nostra bontà». Parole semplici, quelle scelte da don Vincenzo per ricordare Giovanni Montagna: «Perché voglio che tutti mi capiscano, anche i più giovani». Un'orazione funebre incentrata sul concetto di bontà, anzi sul cestino della bontà. «Quando saliamo in paradiso - ha detto ancora don Vincenzo - il Signore ci chiede di mostrare cosa abbiamo nel nostro cestino della bontà. Ecco, il cestino di Giovanni era pieno di perle, perle d'oro». La prima perla d'oro, il primo gioiello nella vita di Giovanni Montagna, era la famiglia: «Una persona squisita era, così lo ha definito il vescovo Giovanni Giudici quando ha saputo della sua morte, una persona squisita che aveva una bellissima famiglia. Il vescovo Giudici, cui ho voluto comunicargli personalmente la triste notizia, si trova a Lourdes. Mi ha detto che pregherà per Giovanni». Il secondo fulcro dell'esistenza del medico scomparso a 51 anni, dopo una lunga e tenace battaglia contro il cancro, era il lavoro: «Che per lui non era professione - ha rimarcato don Vincenzo -, ma missione. E infatti aveva la peculiare capacità di parlare al cuore delle persone, di mettersi in contatto con i pazienti». La terza perla d'oro era, sempre secondo il parroco della chiesa di viale Ludovico il Moro, lo stile di vita: «Uno stile di vita tipicamente evangelico perché Giovanni non amava il superfluo e infatti ha trasmesso questo modo di intendere l'esistenza ai suoi bellissimi figli. Ci accorgiamo di quante cose inutili possediamo quando veniamo a contatto con chi arriva da realtà povere. E anche questa terza perla, che Dio troverà nel cestino di Giovanni, è un altro motivo di ammirazione accanto a famiglia e lavoro». I parenti, gli amici e i colleghi hanno voluto dare l'ultimo saluto a un uomo schivo ma profondamente gentile. Ed è così che ha voluto ricordarlo ieri pomeriggio Luca Semeraro, medico alla nefrologia della Maugeri: «In queste circostanze tutte le parole si rivelano drammaticamente inadeguate. Giovanni non amava i protagonismi, ma era sempre presente, la sua dedizione al lavoro era assoluta, totale. Ha dovuto lasciare la professione lo scorso marzo, quando la malattia ha avuto la meglio». Perché del reparto della Maugeri il dottor Montagna era un punto di riferimento; un punto di riferimento per i 160 pazienti dializzati, ma anche per chi lavorava con lui (come il primario Ciro Esposito, ieri visibilmente commosso). Per Giovanni Montagna, dicono i colleghi, è stato difficilissimo lasciare un lavoro che, come ha detto don Vincenzo, non era professione, ma missione.