Frecciaorange
di Antonio SimeoliwMILANOL'inno olandese suona in Piazza Duomo. È la prima volta che accade in cento edizioni della corsa rosa. Tom Dumoulin ha portato a termine la remuntada che tutti pronosticavano dopo la penultima tappa ad Asiago. Pochi i 53" da difendere per la maglia rosa Nairo Quintana nella piattissima Monza-Milano, ancor più difficile cullare sogni di gloria per Vincenzo Nibali, che precedeva l'olandese solo di 14". Ma i due protagonisti più attesi di questo Giro, i due campioni indicati da tutti come duellanti sicuri per la rosa di Milano alla vigilia della corsa, hanno venduto cara la pelle correndo una cronometro con il coltello tra i denti. Non si sono arresi, se non all'ultimo: Dumoulin alla fine li ha battuti nella classifica generale per 31" e 40", un'inezia dopo oltre 3 mila km di corsa.L'olandese si è presentato alla partenza della cronometro di 29 km con il vento in poppa. La partenza, nel giorno della doppietta Ferrari a Montecarlo, non poteva che essere dal rettilineo dell'autodromo. Monza ha chiamato la freccia di Maastricht, lui ha risposto. Ovviamente superbici da crono con ruota posteriore lenticolare e anteriore ad alto profilo e un clamoroso rapporto 54 x 11. Quando Nibali, Quintana e Pinot l'hanno visto partire qualcosa hanno intuito. Dumoulin ha sfruttato alla grande i primi chilometri. I corridori dovevano fare un giro di pista e poi, dalla zona del paddock, tuffarsi verso il parco di Monza e i lunghi rettilinei che portano a Milano. Al primo intermedio, dopo 5,6 km, uno molto atteso nella crono, il francese Thibaut Pinot, solo a 4" da Nibali nella generale, pagava già trenta secondi. Poi è toccato allo Squalo piombare all'intermedio. Lì la folla raccoltasi sia sul percorso, davvero da brividi, sia in Piazza Duomo a Milano, ha capito che il miglior corridore italiano non aveva affatto voglia di lasciare all'orange il Trofeo "Senza fine" vinto un anno fa. Nibali ha corso, viste le caratteristiche, una grande crono: 18" di ritardo al primo intermedio, poi sempre dietro l'olandese, ma mai a fondo. Anzi. Non sono andati piano Quintana e Nibali, hanno fatto una grande crono, di quelle che un campione fa alla fine delle tre settimane di corsa, quando conta sì l'attitudine alla specialità, ma contano soprattutto classe e carburante restato nel serbatoio. La rincorsa poderosa del rivale sull'Altopiano di Asiago aveva fatto capire agli sfidanti che il suo serbatoio era pieno. E infatti Dumoulin è andato forte. Ha martellato il suo 54 x 13 nei rettilinei verso Milano, è piombato in Piazza Duomo con il tempo di 33'23" a oltre 55,6 km/h di media. Un "Frecciaorange" di prima classe. Non ha vinto la tappa, perché quella se l'presa il suo amico olandese della Jumbo, Jos Van Emde, ma ha tracciato il solco. Poi ha trepidato. Nibali è piombato sul traguardo col tempo di 34'17", soprattutto Quintana con quello di 34'47", crono più che rispettabile per uno scalatore come lui. Duecento metri prima di tagliare il traguardo però il colombiano si era spogliato della maglia rosa. Dumoulin ha tirato un urlo nella zona delle premiazioni, ha abbracciato forte da fidanzata Thanee e i genitori. Ha vinto la corsa rosa 100 con 31" su Quintana e 40" su Vincenzo Nibali. Li ha fregati dominando le cronometro, ma andando forte anche in salita. Ha meritato la vittoria, soltanto per come, dilaniato dai problemi intestinali, martedì aveva aggredito il Passo dello Stelvio. Quello è stato il suo capolavoro altro che.@simeoli1972©RIPRODUZIONE RISERVATA