Senza Titolo
SIGONELLAMissione compiuta. È la parola d'ordine ripetuta ossessivamente dallo staff della Casa Bianca al termine del G7 siciliano, ultima tappa del primo e lungo viaggio all'estero di Donald Trump: «Tutti gli obiettivi che il presidente si prefiggeva sono stati raggiunti», assicura il consigliere alla sicurezza nazionale H.R. McMaster. Lo stesso Tycoon non nasconde la sua soddisfazione su Twitter e poi, prima di lasciare l'Italia, parlando alle base militare di Sigonella evitando però la classica conferenza stampa di fine lavori come invece è consuetudine, e come è stato, per tutti gli altri leader presenti a Taormina. Troppo forte il disagio per gli ultimi clamorosi sviluppi sul Russiagate, col genero Jared Kushner sempre più coinvolto nelle indagini dell'Fbi. La sua posizione, infatti, non riguarda infatti un consigliere qualunque ma uno degli uomini della famiglia, il marito della figlia prediletta del presidente. Secondo le ricostruzioni del Washington Post, effettuate sulla base di fonti, Kushner avrebbe chiesto all'ambasciatore Sergei Kislyak una linea di comunicazione diretta e sicura fra il transition team e il Cremlino nel corso di un incontro alla Trump Tower agli inizi di dicembre. Così il Tycoon ha preferito evitare domande imbarazzanti e più difficili da gestire su un palcoscenico internazionale. Rovinando quel messaggio che è il solo che a Trump interessa al momento: da Riad a Israele, passando per Vaticano, Bruxelles e Taormina. «È stata una settimana storica». Otto giorni alla fine dei quali The Donald vuole fissare quell'immagine di leader mondiale a cui tiene e che spera lo possa rendere più forte in casa, dove al momento regna il caos. «Abbiamo rafforzato i rapporti con i nostri alleati», assicura Trump, sottolineando però come siano state mosse - anche a muso duro - tutta una serie di obiezioni su cui si è fortemente impegnato fin dalla campagna elettorale: a costo di litigare con Angela Merkel sul commercio e con tutti gli altri leader sull'accordo di Parigi sul clima. Senza contare le politiche su migranti e rifugiati che per il presidente Usa non possono assolutamente andare a discapito della sicurezza.Il risultato è quello di un G7 che Trump definisce «molto produttivo» ma che di fatto ha "frenato" decisamente nelle sue conclusioni, evitando che fossero compiuti significativi passi in avanti. Mettendo così ancor di più in crisi un modello multilaterale a cui il Tycoon da tempo dice di preferire un approccio bilaterale, tra Stato e Stato. Quel "business style" che lo ha portato al successo prima della sua avventura politica. E pazienza se qualcuno sulla stampa europea lo ribattezza «il bullo», «lo zoticone». O forse "bifronte", capace di passare dalla diplomazia al brusco negoziare a seconda delle situazioni.