L'arte come esperienza di piacere e bellezza

PAVIARenner è un "missionario della felicità". Lo definisce così Valerio Dehò che, con Mariangela e Ginevra Calisti della Supenova Gallery, è il curatore della mostra "Todo es nada. Opera unica" di Paul Renner allestita a Palazzo Bottigella Gandini, in corso Mazzini 15 a Pavia, da sabato al 30 settembre. Non sarà una semplice visita a una mostra, non sarà nemmeno la rilettura cronologica della produzione dell'artista austriaco, ma, sarà piuttosto una sorta di percorso iniziatico che condurrà il visitatore ad una serie di "esperienze" che hanno al centro il piacere e la bellezza. Sono circa una dozzina le stanze del nobile e antico palazzo che accolgono le opere pittoriche, le sculture e le installazioni di Paul Renner. Artista di rilievo internazionale, cui si devono mostre e performance in molte gallerie europee, di New York, oltre che in Italia, Renner allestisce lo spazio come una wunderkammer, tante stanze delle meraviglie, dove, in una contaminazione continua, sussistono le opere d'arte, molto speso realizzate con materiali vicino al modo della natura, e gli oggetti che appartengono alla sua storia personale, ai suoi continui viaggi in ogni angolo del mondo. «Le sale sono a tema - spiega Ginevra Calisti -. Una è dedicata al decandestimo, ispirata da "À rebours" di Huysmans con riferimenti al marchese de Sade, a D'Annunzio. Un'altra è sull'Artificio, poi si arriva alla Biblioteca, una sorta di summa del suo lavoro, e al Bar del tempo lento. Ogni singolo dettaglio è estremamente curato. Al centro del cortile si potrà vedere l'Albero della cuccagna, un'installazione d'ispirazione rinascimentale attorno alla quale si svolgeranno i banchetti in cui il pubblico contribuirà a rendere performativa l'opera». "Tutto è niente", il titolo, è tratto da una riflessione di Emil M. Cioran, secondo cui questa è la rivelazione iniziale dei conventi, l'inizio della mistica, perché "tra il niente e Dio c'è meno di un passo perché Dio è l'espressione positiva del niente". L' idea di Paul Renner sembra essere quella di realizzare un'opera d'arte totale, una Gesamtkunstwerk, in cui l'arte figurativa e rappresentativa si fonde con quella culinaria. Un percorso il suo iniziato molto prima del boom che interessa oggi il mondo della cucina e degli chef stellati. «Le sue installazioni lavorano sull'immaginario collettivo, non hanno mediazioni con la contemporaneità. Sono archetipi, la fame è fame in ogni tempo e in ogni epoca. E gli archetipi resistono a tutto, anche alla psicanalisi - spiega inoltre Valerio Dehò -. I suoi grandi quadri trasmettono sempre il senso epico della materia. La sua insistenza nell'uso di materiali che uniscono la trasparenza della resina a quelli legati alla terra o alle composizioni con i favi delle api, riporta nell'arte un senso di un'eterna palingenesi, di guardare oltre la vita perché la bellezza è di questa terra solo se la sappiamo immaginare altrove». Il percorso espositivo attraversa comunque tutti i punti di riferimento del lavoro di Renner nel corso degli anni, proponendo una ricerca alchemica e spirituale che finisce per accompagnare il visitatore tra fonti storiche, letterarie, artistiche e, soprattutto, filosofiche.Classe 1957, Paul Renner, amante dell'Italia, vive e lavora tra Schoppernau in Austria, Vignale Monferrato e Punta Campanella a Sorrento. Artista eclettico e particola, già allievo di Hermann Nitsch, è fondatore di un club di intellettuali che comprende filosofi, cuochi e performers, volti alla ricerca della bellezza sempre sul filo tra la fantasia e la realtà. Paola Cortese