Dopo crisi, la Bce prepara la svolta
ROMALa Bce è pronta a riconsiderare la sua forward guidance, il futuro della politica monetaria, alla prossima riunione del direttivo che si terrà l'8 giugno a Tallinn, in Estonia. I tempi sono diventati maturi per iniziare a discutere dell'avvio del tapering e cioè dell'inizio dell'uscita dal Quantitative easing (Qe) l'arma utilizzata dalla Banca centrale europea a partire dal 2012 per dare ossigeno all'economia del vecchio continente. Finora il presidente Mario Draghi, nei vertici ufficiali dell'istituto, ha sempre insistito che «non serve» discutere ora di uscita dal Qe. Ma la situazione ora è cambiata. Un primo strappo c'era già stato al direttivo dello scorso 27 aprile, quando Draghi, evitando di usare la solita formula dei rischi al ribasso per la crescita dell'Eurozona, aveva detto che la «ripresa ciclica dell'Eurozona è sempre più solida» e che «i rischi al ribasso sono diminuiti». Poi sono arrivati altri due segnali importanti. Emmanuel Macron ha vinto con largo margine le presidenziali in Francia, allontanando il rischio di una svolta lepenista e la minaccia di una "Frexit". E Draghi giovedì, da Tel Aviv, ha registrato questo messaggio politico con un riferimento alla "maggioranza silenziosa", quella che ha sempre sostenuto l'euro e l'Ue, la quale, ha detto, ha «ritrovato la sua voce, il suo orgoglio», tornando a sovrastare l' "opposizione rumorosa". L'altro messaggio che Draghi ha lanciato da Tel Aviv è che la crisi economica dell'Eurozona «è alle nostre spalle», la «ripresa è solida e sempre più ampia» e occorre andare al di là del completamento dell'Unione economica e monetaria e lavorare su «sicurezza, migranti, difesa», sfide che possono essere affrontate «solo mettendo insieme sovranità». Draghi ha confermato che i tempi sono maturi per un aggiustamento della forward guidance e che dunque a Tallinn probabilmente avverrà una prudente comunicazione. Difficile pensare che questo significhi un cambiamento della rotta, che prevede misure di stimolo all'economia fino alla fine del 2017, al ritmo di 60 miliardi di euro al mese di acquisti di asset. Ma non è da escludere che la Bce tolga l'opzione di tagliare ulteriormente i tassi. ROMARisolvere il problema degli Npl, i cosiddetti crediti deteriorati, rilanciare la competitività, ridurre il cuneo fiscale, spostando la tassazione dai fattori produttivi ai consumi e, in alcuni casi, alla proprietà, accelerare la giustizia civile, proseguire ininterrottamente sulla strada delle riforme. Le attese "Country specific recommendation" della Commissione Ue arriveranno oggi e, con ogni probabilità, non porteranno con sé precise indicazioni numeriche sull'aggiustamento atteso per il prossimo anno e tanto meno sanzioni per quello in corso, ma indicheranno ancora una volta all'Italia la strada da seguire per accelerare la crescita economica e liberarsi dalla posizione di fanalino di coda che il Paese occupa nel contesto europeo. Sul fronte dei conti pubblici, l'Italia è pienamente rientrata nei ranghi per il 2017 grazie alla manovra bis da 3,4 miliardi di euro varata ad aprile. La correzione è stata attuata come richiesto e Bruxelles ha già fatto sapere di aver apprezzato lo sforzo del governo.Per il 2018 Roma si è invece già impegnata nel Def a portare il rapporto deficit-Pil all'1,2% (dal 2,1% di quest'anno), ma la partita è tutta da giocare. L'Italia punta su due carte: la revisione dei parametri per il calcolo dell'output gap (la differenza tra il prodotto interno lordo effettivo e quellop potenziale) e l'alleggerimento dei criteri per la valutazione dei conti. Non a caso il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan e i colleghi di Spagna, Francia e Portogallo hanno scritto meno di un mese fa alla Commissione per considerare una modifica degli standard di valutazione dei bilanci nazionali. Una seconda offensiva comune che permetterebbe al nostro Paese di guadagnare margini più ampi in vista della prossima legge di bilancio. Al massimo Bruxelles indicherà per il nostro Paese una correzione dello 0,6%, con un inevitabile richiamo anche sul livello elevato del debito, nella consapevolezza però che la vera trattativa è rimandata all'autunno. Sempre con la pesante incognita delle elezioni. Bruxelles ospiterà oggi e domani anche Eurogruppo ed Ecofin. All'ordine del giorno c'è la difficile situazione greca, sulla quale il Pierre Moscovici si è mostrato ottimista, definendo l'accordo sul debito «a portata di mano». L'attenzione sarà puntata in gran parte sull'esordio del nuovo ministro francese, Bruno Le Maire. Gli osservatori parlano già di un asse franco-tedesco ma, prima di poter trattare ad armi pari, Parigi dovrà probabilmente mettere a posto i suoi conti pubblici, che da qualche anno non rispettano il tetto del deficit.