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BERGAMO«Dategli importanza a questo Gotti, il ciclismo ha bisogno di uno come lui», disse Bartali alla fine di quella tappa dell'8 giugno 1997. Sul Mortirolo il bergamasco Ivan Gotti aveva appena ipotecato il suo primo Giro controllando il russo Tonkov sul Mortirolo. Sembra ieri, sono passati vent'anni. Quel giorno, nella tappa regina del Giro, tre episodi curiosi: la fuga da lontano di Gianni Bugno, al canto del cigno, la moto della Rai del ds prestato alla tv Cribiori, che si pianta su Mortirolo e costringe proprio il due volte campione del mondo a fermarsi e lo sciame di 4 mila api che, dalle parti di Lovere, il paese di Savoldelli, vaga senza controllo minacciando il gruppo. Sono le strade in cui martedì potrebbe decidersi il Giro. Vero Gotti? Il due volte vincitore della corsa rosa, oggi 48enne, ieri si è rivisto nel pianeta del ciclismo dopo che vi si è allontanato da anni. Perché? «Semplice - spiega - non mi riconosco più in questo ciclismo globalizzato. Vent'anni fa quando correvo era pieno di corridori italiani, c'erano squadre italiane, insomma il ciclismo ruotava attorno a noi. E le corse? C'erano un sacco di corse nel nostro Paese, ora sono scomparse. No, questo ciclismo non mi piace. E quindi mi sono messo a fare altro». Nel suo paese della bergamasca si occupa di alimentari. Ma il richiamo del Giro ha avuto la meglio. «È la corsa degli italiani - continua - è magnifica, la gente è elettrizzata». Il Giro edizione 100? «Semplice: si deciderà in questa settimana perché le salite vere, quelle che caratterizzano un'intera tappa, devono ancora arrivare. Anche se c'è stata battaglia con già tre arrivi in salita e tante tappe vallonate. Una volta c'erano molte più occasioni per i velocisti. Quando nel 1997 vinsi il Giro, Cipollini, che era con me nella Saeco, vinse 5 tappe e la maglia ciclamino, oggi sarebbe impensabile». Dumoulin? Lo convince eccome. Ma niente paragoni. «Ricorda un po' Tonkov. Indurain? Basso? Sì, come tipo di corridore può assomigliargli, ma quanto a palmares deve ancora dimostrare tutto...». Gira e rigira anche Gotti, che vinse pure nel 1999 dopo i fatti di Campiglio, punta tutto sullo Stelvio. «Sarà quella di domani la tappa decisiva, Quintana, Nibali e gli altri lo devono attaccare lì, è l'unico vero tappone di questa corsa, altro che le 7 ore di fatiche con 5 colli dei miei tempi». Nostalgia canaglia per Gotti che simpatizza per Fabio Aru e, memore dell'impresa di Pantani del '99, vede nella salita di Piancavallo la sorpresa della corsa. Ivan torna ad assaporare "il profumo" di Giro. «Non vado più in bici, di quel periodo mi manca la natura, i profumi delle stagioni che respiravo in allenamento. Ma il mondo è cambiato. Nel 1997, il mio Giro, in gruppo c'erano 25 bergamaschi, ora sono in 4». E di vittorie nemmeno l'ombra. (a.s.) @simeoli1972©RIPRODUZIONE RISERVATA