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«Nessuno può pretendere di avere l'esclusiva del messaggio francescano. Sono contento che i politici si richiamino a San Francesco, ma che ci si autodefinisca veri francescani non si può dire». Il segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin (foto), ieri in visita al santuario di Assisi, bacchetta Beppe Grillo che durante la marcia per il reddito di cittadinanza aveva detto: «Siamo i nuovi francescani». Parole che avevano scatenato ironie sulla rete e polemiche politiche.Il cardinale ha precisato di non conoscere la proposta nel dettaglio sul reddito di cittadinanza: «Ma tutto quel che serve per venire incontro alle categorie più disagiate, va appoggiato» ha detto.di Gabriele De StefaniwPARMAFuori le istanze nordiste, la secessione e la simbologia padana, dal Va' Pensiero ai fazzoletti verdi. Dentro i cartelli blu che inneggiano a Salvini premier in stile Usa, il videomessaggio della Le Pen e le immagini che celebrano Trump e Putin, leader di un paese al di fuori del perimetro dei regimi democratici. La svolta sovranista, nazionalista e personalista di quello che una volta era il partito-sindacato del Nord si è completata ieri al congresso della Lega a Parma.«La linea è questa e non farò l'errore di essere troppo buono: per chi non ci sta, quella è la porta» tuona Salvini. Il rivale alle primarie - quel Gianni Fava che ribadisce di essere "orgogliosamente secessionista" - si toglie il cappello, riconosce la sconfitta (il Capitano ha le preferenze di oltre l'80% dei militanti) e giura lealtà. E anche Bossi, pur molto critico, dice che da casa sua non se ne andrà. Tutto tranquillo in casa (ex) padana? Non proprio, perché la sensazione netta è che il fuoco covi sempre sotto la cenere. L'ala che non rinuncia ai temi storici - definirla bossiana sarebbe anacronistico - assicura lealtà ma non evapora e si muove in un'ottica di lungo periodo, aspettando di vedere se il salvinismo concretizzerà le ambizioni di governo. «Raddoppieremo il nostro 13% e cambieremo il Paese» scandisce il segretario. Gli avversari interni prendono nota e restano in posizione di attesa, senza sciogliere le truppe.L'assemblea di Parma è un trionfo per Salvini: i leghisti sono indiscutibilmente con lui. Per Bossi l'accoglienza è rispettosa (al netto di qualche fischio) ma freddina. Al Senatùr l'erede non piace proprio: «Il 50% dei militanti non ha votato alle primarie, non c'è entusiasmo. Dove c. vuole andare Salvini con l'80% del 50% dei voti? Guai se per prendere voti al Sud toglieremo altri soldi al Nord. E basta espellere chi non la pensa come Salvini». Le purghe per chi non si allinea, evocate sia da Calderoli che dal segretario, non spaventano Fava, che assicura lealtà ma rivendica «libertà di espressione per dar voce a chi pensa che dobbiamo essere il sindacato del Nord». Quando tocca a Salvini, la sceneggiatura si fa celebrativa: musica e luci più intense e un pantheon che tiene insieme Miglio e Putin, Le Pen e Pontida, i selfie e la ruspa. I nemici sono i soliti: l'inedito asse Boldrini-Soros «fautori del progetto di invasione dell'Europa attraverso i migranti», Alfano e il Pd, Fornero e i rom. Pochi riferimenti a Grillo che pure, nuotando in acque di populismo, è un competitor. Salvini non affonda su temi come i vaccini («ho vaccinato i miei figli, ma ognuno scelga come vuole»), le unioni gay («no alle discriminazioni» e chissà cosa ne dice Putin) e la legge elettorale («meglio il maggioritario, ma conta votare in fretta»), mentre sui profughi i riferimenti sono incessanti. Bordate anche a Fi, con ironie sul Berlusconi: «Lui decide le alleanze tra i capretti, io dico che prima vengono gli esseri umani».©RIPRODUZIONE RISERVATA