Maroni in Università «Lombardia più ricca dopo il referendum»

di Fabrizio Merliw PAVIA«Siamo stati così virtuosi da avere ridotto il debito a un miliardo e mezzo. Eppure oggi in Italia, grazie a una legge dello Stato, vengono penalizzate le Regioni virtuose, che possono fare investimenti solo nel limite dello stock di debito, e aiutate quelle spendaccione. Tra le Regioni risparmiose siamo quella che ha la minore spesa per il funzionamento dell'amministrazione regionale. Certo, potremmo ridurre ancora, ma più di così diventa davvero difficile. L'unica strada è lanciare una sfida in campo aperto al Governo». Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ieri mattina, a Pavia, facendo riferimento al referendum previsto per il 22 ottobre 2017. Maroni era intervistato dal direttore di Panorama Giorgio Mulè, alla presentazione della ricerca "Lombardia, una regione allo specchio", realizzata da Inthera-Gruppo Mondadori. «Il referendum ha un significato politico, - ha proseguito il presidente - perché poi, a Roma, a trattare, non vanno più solo i governatori di Lombardia e Veneto, ma, attraverso loro, milioni di cittadini. Quando si fa una trattativa, la vittoria dipende dalla forza contrattuale» «La partita che voglio aprire non è sulle competenze, - ha chiarito Maroni - ma sui soldi: voglio arrivare a tenermi almeno il 50 per cento del residuo fiscale, cioè della differenza tra quanto i Lombardi pagano di tasse e quanto ricevono indietro per i servizi pubblici, dalla sanità alle strade. In Lombardia questa differenza è una cifra colossale: 1 miliardo di euro a settimana, cioè 54 miliardi di euro l'anno. Con la metà, 27 miliardi di euro in più avremmo risolto tutti i nostri problemi». «Non è vero che io non abbia provato a chiedere più risorse» ha poi sottolineato il governatore, precisando di averlo fatto con i governi Letta, Renzi e Gentiloni ma senza risultati. «Ora, con la forza dell'esito del referendum - ha proseguito - sarà difficile per il Governo dire no a Veneto e Lombardia, motori del Paese». «Se anche non si può avere tutto subito, va bene cominciare ad avere una quota del residuo e il resto nei prossimi anni, né negherei un aiuto alle Regioni del Sud, non siamo egoisti» ha detto ancora. «Questo non è il referendum di Roberto Maroni o di una parte politica, è il referendum votato in Consiglio regionale da più gruppi politici: è il referendum dei Lombardi di buonsenso. Penso sarà difficile trovarne uno che voti no, a meno che si chiami Tafazzi. La scelta del 22 ottobre non tattica è la data che ha proposto Zaia. La scadenza naturale della Legislatura è nel 2018, non ho interesse ad anticipare». Maroni ha poi ribadito il proprio pensiero sulla manifestazione «Insieme senza muri» di Milano (alla quale, ieri, ha preso parte anche il sindaco di Pavia, Massimo Depaoli, con fascia tricolore: «Non ho detto che andava vietata. Ho detto che per rispetto e vicinanza ai poliziotti che sono stati feriti a coltellate, sarebbe stato opportuno sospenderla. Tra chi accoltella e la polizia, io sto dalla parte della polizia».