A 15 anni dalla laurea 2.000 euro al mese
Studiare, paga. Stando al rapporto JobPricing, se nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni, la differenza di stipendio è del 22,2%, nella fase finale della carriera si arriva al 70% in più. E continuare a studiare dopo il diploma permette di accedere maggiormente a migliori opportunità professionali e ruoli apicali: almeno il 25% dei laureati diventa quadro o dirigente, mentre i diplomati accedono a queste posizioni solo in percentuale inferiore al 5%. «Assumere laureati costituisce un valore aggiunto per le stesse imprese - sottolinea Antonio Majocchi, docente di Economia (nella foto) -. Chi ha un livello maggiore di istruzione porta inevitabilmente idee e un apporto innovativo. Tra una ventina di anni l'evoluzione del mercato farà sparire figure prive di competenze specifiche». di Stefania PratowPAVIAUna retribuzione annua lorda di 40mila euro a 15 anni dalla laurea. Questo lo stipendio medio dei laureati all'università di Pavia. Uno stipendio di circa 2 mila euro netti per chi si trova nella fascia di età tra i 35 e i 44 anni. Si scende a 30.250 lordi se si ha tra i 25 e i 34 anni, contro una media nazionale di 30.116 euro, ma si sale a 51.750 euro se l'età è tra i 45 e i 54 anni. Questi i risultati delle rilevazioni effettuata da JobPricing in collaborazione con SpringProfessional, società di consulenza di The Adecco Group, che hanno analizzato circa 84 mila profili di lavoratori laureati, 52 mila dei quali hanno indicato l'università di provenienza. E Pavia si piazza in tredicesima posizione, su 40 atenei, con un incremento del 71%, nella fascia 45- 54 anni, rispetto alle retribuzioni iniziali. Fanno meglio la Luiss di Roma, i cui laureati riescono a spuntare un raddoppio della busta paga, con il proseguo della carriera, la Bocconi, che segna un aumento del 93%, e la Cattolica, più 91%. A giocare un ruolo determinante è il fatto che una laurea in queste tre università, che si pongono al top della classifica, schiude prospettive di inquadramento migliori rispetto ad altre. Il 23% degli ex Bocconiani riesce a diventare dirigente. Ma non va male neppure per chi studia a Pavia: raggiunge una qualifica dirigenziale il 13% dei suoi ex laureati. Un risultato che piazza l'ateneo pavese in sesta posizione. Restano le forti difficoltà legate ad un contesto lavorativo difficile. «A dieci anni dal conseguimento del titolo - spiega Antonio Majocchi, professore al dipartimento di Economia e presidente del Parco scientifico - gli stipendi sono ancora bassi e questo dipende dalla produttività delle aziende. Produttività che è inevitabilmente legata al livello di innovazione». Sta qui il male italiano. Nella scarsa innovazione. E Majocchi chiarisce: «É un grave gap culturale. Negli ultimi 20 anni le imprese italiane hanno investito poco, a differenza di quanto avvenuto in Germania, dove infatti gli stipendi sono molto più alti. I dottorandi tedeschi sono ben retribuiti, perché si riconosce il loro apporto in termini di idee. Altro limite sta nel fatto che in Italia ci siano molte imprese di piccole dimensioni che non fanno innovazione, non assumono laureati, ma tra dieci anni rischiano di uscire dal mercato».