Addio ai divorzi da favola «Ma i casi vanno valutati»

di Maria FiorewPAVIAIl divorzio da favola, dove l'assegno di mantenimento doveva tenere conto del tenore di vita dell'ex coniuge, con la sentenza della Cassazione sembra già un lontano ricordo. La rivoluzione passa per il concetto di "autosufficienza": l'assegno, cioè, dovrebbe solo consentire all'ex coniuge di raggiungere l'indipendenza economica. «Diciamo che l'orientamento dei giudici è già cambiato da tempo e quindi i principi stabiliti dalla Cassazione sono in parte già applicati: il punto è che i criteri per valutare l'autosufficienza non sono definiti e sarà ancora il giudice a valutarli», spiega il giudice civile del tribunale di Pavia Marcella Frangipani, che insieme alla collega Marina Bellegrandi si occupa proprio di separazioni e divorzi. Siamo davvero di fronte a una svolta epocale in materia di divorzio? «Precisiamo subito che si tratta di una sentenza della Cassazione che non è a sezioni unite, quindi bisognerà vedere se altre sentenze confermeranno il principio o avranno orientamenti diversi. Bisogna aggiungere, poi, che da tempo i giudici tengono conto del principio stabilito dalla sentenza anche perché, spesso, mantenere lo stesso tenore di vita dopo il divorzio non è proprio possibile, soprattutto se i redditi sono bassi. La fine di un matrimonio costa, a volte le spese sono duplicate, ad esempio quelle per la casa».Quindi dove sta la novità? «Che dopo il matrimonio gli ex coniugi diventano di fatto due single, proprio perché è enfatizzato il principio dell'autosufficienza economica. La sentenza della Cassazione è di certo condivisibile nella misura in cui sostiene che il matrimonio non può essere inteso come un'assicurazione per la vita, ma il problema restano sempre i criteri e i casi specifici, che vanno valutati. Sarebbe auspicabile un intervento del legislatore, che possa precisarli». Prendiamo il caso di una moglie che si separa dal marito dopo tanti anni di matrimonio, in cui ha sacrificato la propria vita per la famiglia. Che si fa? «Sono casi che vanno valutati, è chiaro che il principio della Cassazione non può essere applicato in maniera rigida, perché bisogna tenere conto del fatto che l'ex coniuge avrà oggettivi problemi a trovarsi un lavoro». E la durata del matrimonio influisce nella decisione sull'assegno di mantenimento?«Certo, è uno dei criteri da valutare. Se il matrimonio è stato breve è più facile per l'ex coniuge raggiungere una indipendenza economica».In tribunale a Pavia nel giro di un anno sono aumentati i procedimenti giudiziali, cioè le separazioni e i divorzi dove non c'è accordo: da 545 nel 2015 a 611 nel 2016. La nuova sentenza potrebbe avere l'effetto di ridurre le liti? «Potrebbe, ma solo per quei casi in cui il contenzioso è relativo ai soldi. Si litiga molto per l'assegno, ma si litiga anche per l'affidamento e la gestione dei figli. Su questo a Pavia stiamo cercando di favorire molto le mediazioni familiari per garantire il benessere dei figli. C'è ancora tanto da fare, ma molto si sta facendo per ridurre i conflitti».