Litigio a colpi di machete un 30enne finisce in cella

di Paolo FizzarottiwVIGEVANOAndava in giro per le strade di Vigevano con un machete nello zainetto, per «regolare» i suoi conti personali: come ha fatto martedì pomeriggio in corso Cavour. Stavolta però è stato arrestato dai carabinieri di Vigevano, processato per direttissima e chiuso in carcere. Si tratta di Abdes Salem Bouguerra, un tunisino di 30 anni, abitante a Vigevano ma irregolare sul territorio nazionale. Ieri mattina in tribunale a Pavia è stato processato per lesioni personali aggravate, minacce aggravate e porto di armi od oggetti atti ad offendere. Bouguerra, già conosciuto dalla giustizia per reati connessi alla droga, è stato condannato a 19 mesi di reclusione, senza la sospensione condizionale della pena: è stato quindi rinchiuso nel carcere di Vigevano. Il tunisino ha però usufruito di uno sconto di pena grazie al patteggiamento.Alle 13.30 di lunedì il 118 riceve una chiamata da un uomo che dice di essere ferito a una gamba: «Sono in corso Cavour a Vigevano e perdo sangue». Il ferito si chiama Ali Ben Mohamed ed è un algerino di 37 anni: ha una prognosi di 12 giorni. Al pronto soccorso i medici si rendono conto che si tratta di una profonda ferita a una gamba, provocata da una grossa arma da taglio: avvisano quindi i carabinieri. I militari vanno sia all'ospedale sia sul luogo dove è stato soccorso il ferito. Trovano così un testimone oculare, un altro nordafricano. «Quei due hanno litigato - racconta il testimone - Poi uno ha tirato fuori un machete e ha ferito l'altro alle gambe». Ali Ben Mohamed viene interrogato dopo la medicazione. All'inizio fa resistenza. Poi racconta tutto e fa il nome del feritore: Abdes Salem Bouguerra, appunto. Dall'interrogatorio emerge che i due hanno litigato per rancori pregressi, che derivavano da contrasti nell'attività illegale di spaccio di stupefacenti. Dato che al momento dell'aggressione la droga non c'era, Ben Mohamed non viene però considerato come spacciatore ma solo come parte lesa. I carabinieri fanno una perquisizione domiciliare a casa di Bouguerra, ma il machete non viene trovato. Evidentemente il tunisino immaginava che i carabinieri sarebbero risaliti a lui e se ne è liberato. Prima di andarsene, Bouguerra aveva minacciato di morte il rivale che aveva appena ferito: da qui l'accusa di minacce.