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di Maria RosaTomasellowROMAL'ipotesi è favoreggiamento dell'immigrazione clandestina in un fascicolo a carico di ignoti. Ma le indagini puntano su una decina di esponenti di organizzazioni non governative impegnate nei soccorsi ai migranti in mare: «Queste ipotesi non coinvolgono le ong come tali, ma persone fisiche appartenenti alle organizzazioni». Davanti alla commissione Difesa del Senato, che ha già ascoltato i colleghi di Siracusa prima, di Catania poi, il procuratore capo di Trapani facente funzioni, Ambrogio Cartosio, conferma l'apertura di una inchiesta su presunti illeciti nelle operazioni di soccorso, al centro della quale, secondo anticipazioni del settimanale "Panorama" ci sarebbe Medici senza Frontiere, premio Nobel per la Pace nel 1999. Il coinvolgimento riguarderebbe, secondo elementi forniti «dagli stessi membri dell'equipaggio», esponenti «con ruoli decisionali» della ong. La replica di Msf è secca: «Mai contattati dalla procura di Trapani per chiarimenti, siamo a disposizione per spiegare la nostra missione e le nostre modalità operative, che sono chiare e trasparenti».La linea tra il lecito e l'illecito in mare appare molto sottile. Ma di una cosa il pm Cartosio è certo: «Escludo che ci siano elementi per poter dire che i finanziamenti ricevuti dalle ong possano essere di origine illecita ed escludo anche che gli interventi di soccorso abbiano finalità diverse da quelle umanitarie» dice. Non risultano neppure «contatti telefonici diretti tra la terraferma libica e le ong» sottolinea.L'ipotesi è un'altra: «Ci risulta che le ong abbiano fatto qualche intervento di salvataggio senza informare la Guardia costiera». La procura ha registrato «casi in cui i soggetti a bordo delle navi delle ong sanno dove e quando si troveranno le imbarcazioni di migranti, e questo pone un problema relativo alla regolarità di questo intervento», anche se da solo, «non è sufficiente per incriminare qualcuno per immigrazione clandestina». Per il magistrato, dunque, la soluzione è nell'articolo 54 del codice penale, «che prevede la causa di giustificazione dello stato di necessità». Se una nave viene messa al corrente che persone rischiano di annegare, infatti, «deve soccorrerle, indipendentemente da dove si trovano» e l'eventuale reato non è punibile. Ma lo stato di necessità può anche essere esteso, e in questo caso importanti sono le valutazioni dei giudici. Perché può riguardare non solo chi sta annegando, ma anche chi si trova «in un campo di concentramento libico in cui i trafficanti tengono sotto la minaccia di armi persone violentate e torturate». Più in generale, sottolinea Cartosio, «se il soccorso riguarda persone che corrono pericolo di morte, c'è lo stato di necessità, e io condivido al 100 per cento l'intervento delle ong» che «è legittimo». Dai racconti dei migranti, invece, rilevano i pm, emerge il coinvolgimento nelle partenze di agenti libici corrotti. I primi effetti degli accordi con la Libia, a cui l'Italia ha donato un gruppo di motovedette, si sono fatti visibili ieri: la Guardia costiera libica ha soccorso in acque internazionali e riportato a terra un barcone con a bordo 300 persone. Il rientro sarebbe avvenuto dopo un conflitto con la ong tedesca Sea-Watch che stava raggiungendo l'imbarcazione. Il portavoce della Marina libica ha accusato i volontari di avere ostacolato i guardacoste, mentre secondo la ong il pattugliatore stava finendo contro la nave civile. Sul fronte politico, attacco del leader leghista Matteo Salvini al capo dello Stato, che in Argentina ha definito gli immigrati «una risorsa»: «Sciacquarsi la bocca, Mattarella, prima di parlare di milioni di italiani costretti a emigrare». ©RIPRODUZIONE RISERVATA