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MILANOHanno dai 15 ai 19 anni, sono poco più che ragazzini, ma per loro parla la cattiveria e la fedina penale. «Noi siamo quelli che la mamma ti dice di non frequentare», si legge sul profilo di uno degli otto arrestati per il brutale pestaggio di due ventenni all'uscita della discoteca Karma di Milano avvenuto la notte del 22 gennaio scorso. Picchiati perché gay, perché diversi, perché uscivano dallo stesso locale frequentato dalla gang, ma avevano trascorso la serata nella sala per omosessuali.«Ci hanno aggredito con una scusa - ha raccontato una delle vittime - ci precedevano, uno ha rallentato facendosi urtare e la situazione è precipitata». Uno dei ragazzi è riuscito a ripararsi in un'auto a noleggio in via Montemartini, per i due amici di 20 e 25 anni non c'è stato scampo. I fermati numero preciso. Il cerchio si è stretto attorno a sei minori (due 15enni e quattro 17enni) e due 19enni. Tutti italiani delle case popolari di Corvetto: 7 di loro hanno precedenti per rapina, lesioni, percosse, minaccia, stalking, violenza privata, furto, porto d'armi.NAPOLIOmicidio e rapina: queste le accuse che i carabinieri e la Procura di Napoli Nord contestano a un uomo di 31 anni, pregiudicato, ritenuto coinvolto nell'omicidio di Salvatore Gala, il gioielliere di 34 anni di Marano di Napoli ucciso con un colpo di pistola alla tempia, nel suo negozio, la sera dell' 8 maggio. Al momento - affermano fonti investigative - la pista più credibile resta quella della rapina finita male.Il 31enne fermato, anche lui di Marano (Napoli), con precedenti penali (ma non per associazione camorristica), è stato rintracciato dai carabinieri la scorsa notte in un hotel di Ischia, e poi portato in caserma a Giugliano (Napoli), dove è stato a lungo interrogato dal pm. Il nome del fermato - per disposizione della Procura - non è stato ancora reso noto. Il corpo del gioielliere è stato trovato dietro il bancone dell'esercizio commerciale, a Marano, dopo l'allarme lanciato dalla madre, che non riusciva a mettersi in contatto con lui. Nei confronti dell'indagato «sono stati raccolti gravi indizi di colpevolezza», è scritto in una nota del procuratore di Napoli Nord Francesco Greco. Nell'abitazione del 31enne, infatti, sono stati trovati dai militari alcuni dei gioielli presi dalla cassaforte della gioielleria e le chiavi dell'auto della vittima.Si sono ritrovati a pochi metri di distanza in un'aula del Palagiustizia milanese, dopo oltre un anno dall'ultimo faccia a faccia, Martina Levato e Alexander Boettcher, che erano un tempo amanti e sono soprattutto i due presunti componenti della cosiddetta «banda dell'acido» che avrebbe sfigurato due giovani e cercato di colpirne un altro, passando anche per un tentativo di evirazione. L'ex studentessa bocconiana, fedele a un cambio di linea maturato mesi e mesi fa, ha accusato senza mezzi termini il broker: «Quel piano perverso proveniva dalla sua mente». La giovane, già condannata a 20 anni in secondo grado per i blitz, è stata ascoltata come testimone nel processo d'appello a carico di Boettcher (23 anni in primo grado per associazione a delinquere e lesioni gravissime), dopo che la Corte ha deciso di riaprire il procedimento con la sua audizione, come chiesto dal sostituto pg Maria Grazia Omboni. I giudici, infatti, hanno ritenuto «necessaria» la deposizione di Martina che, nel marzo dello scorso anno, quando il dibattimento a carico di Alex (condannato anche a 14 anni in appello per l'aggressione a Pietro Barbini) era alle battute finali, chiese (istanza respinta) di essere sentita per rivelare «nuove prove» e «nuovi fatti» contro l'ex amante geloso, prima difeso e poi tirato in ballo come il «regista» dei blitz. «Nel suo piano la mia condanna doveva essere il carcere».di Andrea Visconti wNEW YORK Licenziato in tronco. Donald Trump non ha neppure contattato personalmente il capo dell'Fbi. Ha diffuso la notizia ai media e James Comey l'ha appresa dalla televisione mentre era in riunione ai quartieri generali della polizia federale a Los Angeles.Che cosa c'è dietro a questo clamoroso licenziamento che ha colto di sorpresa il mondo politico americano? Unici a saperlo erano un ristretto gruppo di fidatissimi collaboratori di Trump e una manciata di senatori contattati dal capo della Casa Bianca per avere il loro sostegno. Il licenziamento di Comey è un tentativo di mettere a tacere l'inchiesta sul ruolo della Russia nelle elezioni Usa? La Casa Bianca nega insistendo che il problema è come il capo dell'Fbi aveva gestito un'indagine relativa alla Clinton. Ma sono molti gli elementi che fanno pensare che Trump abbia voluto punire Comey per lo zelo con cui stava scavando sulla possibile intromissione del Cremlino nella democrazia americana.Circa una settimana fa il numero uno dell'Fbi aveva chiesto fondi aggiuntivi per condurre l'inchiesta sul Russiagate. In quel momento il presidente Usa aveva deciso di disfarsi di Comey. Eppure pochi mesi prima lo aveva coperto di complimenti per come aveva gestito l'indagine su Hillary e il suo uso improprio di un server privato per mandare email quando era segretario di stato. Comey con una serie di dichiarazioni negative sulla Clinton aveva, di fatto, aiutato Trump a conquistare la Casa Bianca.Se col licenziamento ai vertici dell'Fbi il presidente Usa cercava di voltare pagina sul Russiagate, la mossa potrebbe avere un effetto boomerang. Mai come ora infatti il Paese si sta domandando perché tanto accanimento da parte del team Trump nel difendere l'operato della Russia.Nelle ultime ore Trump ha incontrato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. Presente all'incontro per discutere della crisi in Siria anche Sergey Kislyak, ambasciatore di Mosca a Washington nonchè nome emerso spesso nell'ambito del Russiagate. Era stato Kislyak che nei mesi di campagna elettorale e nelle settimane prima dell'insediamento alla Casa Bianca si era incontrato con i massimi collaboratori di Trump: il consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, il ministro della giustizia Jeff Sessions, il capo della campagna elettorale Paul Manifort e il genero di Trump Jared Kushner. Eppure la maggior parte di questi incontri erano avvenuti in segreto coi fidati collaboratori di Trump che avevano negato di avere avuto meeting col più importante esponente del Cremlino a Washington.In Siria Mosca appoggia il regime di Assad, Trump asseconda Putin e decide di armare la minoranza curda affinchè aiuti a sconfiggere i guerriglieri dello Stato islamico. Ma i curdi armati non piacciono al presidente turco Ergodan atteso a Washington il 16 maggio. Gran parte della popolazione curda è nella Turchia orientale e preme per l'indipendenza da Ankara.©RIPRODUZIONE RISERVATA