Prosciuga il conto del fratello, a giudizio
PAVIA La causa civile ha confermato che le firme erano state fatte con la mano guidata e che quindi altri, di fatto, le avevano apposte. Ma sull'eredità di un conto da 70mila euro svuotato alla morte del proprietario è in corso anche un processo penale. Sotto accusa per circonvenzione di incapace e falso c'è la sorella del defunto, Maria R., di 75 anni. Per la procura di Pavia avrebbe indotto il fratello, che si trovava ricoverato in ospedale ormai in fin di vita, a firmarle due assegni attraverso i quali si sarebbe appropriata del denaro presente sul conto. La donna, che è difesa dall'avvocato Claudio Diani, dovrà presentarsi ancora in tribunale il 23 giugno, la data in cui il giudice Rosaria D'Addea ha rinviato il processo. L'imputata era stata denunciata dalla vedova del pensionato, una donna di 85 anni, che nel processo è parte civile con l'avvocato Ernestina Salvadeo e che aveva disconosciuto le firme del marito sugli assegni. Il caso risale al 2012, quando le condizioni di salute del pensionato hanno un tracollo. Si decide un ricovero, ma prima di entrare in ospedale l'uomo avrebbe sottoscritto due assegni per la sorella. Il 16 giugno l'uomo muore. La vedova non ha dubbi: l'uomo è stato indotto contro la sua volontà a firmare gli assegni, uno da 24mila euro e l'altro da 46mila. La vedova si rivolge al giudice civile, che stabilisce attraverso un perito che quelle firme sono state fatte con la mano guidata, forse proprio perché l'anziano era troppo debole per sottoscrivere da solo gli assegni. La controparte fa appello, ma in secondo grado il giudice ritiene inammissibile il ricorso. Chiusa la partita sul piano civile, resta a questo punto ancora aperto il fronte penale. (m. fio.)