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ROMAAccordo raggiunto tra Pd e Alternativa popolare sulla legittima difesa. Ma le modifiche presentate al testo sulla proposta di legge dal relatore di maggioranza, David Ermini (Pd), sebbene vadano incontro anche alle richieste di Forza Italia, vengono bocciate da Silvio Berlusconi, che quindi non darà il via libera all'intesa raggiunta. Netta contrarietà anche da parte di Fratelli d'Italia e Lega, che accusano il Pd di aver stravolto il testo in una notte. Con i due emendamenti, si dispone che è legittima difesa «la reazione ad un'aggressione commessa in tempo di notte ovvero la reazione a seguito dell'introduzione nei luoghi» con «violenza alle persone o alle cose ovvero con minaccia o con inganno». Si tratta dunque delle rapine notturne perpetrate nelle case. L'altro emendamento del relatore introduce l'esclusione della colpa in chi reagisce qualora ricorrano «situazioni comportanti un pericolo attuale per la vita, per l'integrità fisica, per la libertà personale o sessuale». Modifiche che non convincono nenache un po' Silvio Berlusconi, che accusa il Pd di non voler tutelare gli onesti: «Noi non siamo certo per la difesa "fai da te", ma di fronte al pericolo deve essere garantito il diritto alla difesa. Il testo votato dalla maggioranza delude queste aspettative, non dà risposta al tema centrale del diritto alla difesa, lascia alla discrezionalità del giudice margini eccessivi». Immediata è la replica del dem Ermini: «Berlusconi parla in modo molto generico. Non credo conosca il testo che stiamo discutendo, e forse neanche quello approvato nel 2006 dal suo governo! Io penso che vogliano sottrarsi a qualsiasi responsabilità politica. Solo per questo dicono no ad una buona riforma».In attesa di capire se oggi la maggioranza avrà i numeri per approvare le modifiche alla legittima difesa, a dominare la scena è ancora la legge elettorale. Pd, Forza Italia e Alternativa Popolare hanno chiesto e ottenuto in commissione Affari costituzionali della Camera il rinvio di una settimana della presentazione del testo-base mentre fa discutere il sistema elettorale alla tedesca, ovvero proporzionale, con metà collegi uninominali e metà preferenze e una soglia del 5 per cento che elimina i partitini e fa scattare la suggestione del voto utile. Renzi è convinto che si tratti di una bozza su cui si può lavorare. Ma tiene aperte tutte le altre possibili soluzioni.Quel che è certo è che Matteo Salvini vuole andare subito al voto e si dice disponibile a votare anche un decreto legge. Ipotesi, questa, bocciata dal M5S ma anche da Forza Italia ed Mdp. «Un decreto per approvare una legge elettorale sarebbe equivalente ad un colpo di Stato» scrivono in una nota i deputati 5 Stelle della commissione Affari Costituzionali. «Discutiamo il modello tedesco, ma diciamo no a un decreto legge» taglia corto Roberto Speranza.(g.r.)©RIPRODUZIONE RISERVATAdi Andrea Di StefanowROMASubito al lavoro i commissari straordinari di Alitalia. L'operazione per la cessione o l'individuazione del nuovo partner per la compagnia si presenta sicuramente difficile e complicata dall'uscita di scena ufficiale del socio Intesa SanPaolo. «Il ruolo di azionista è assolutamente finito, noi abbiamo sostenuto la società in un momento difficile e adesso non ci sono le condizioni per potere continuare questo ruolo che era, come abbiamo sempre detto, temporaneo. Il ruolo temporaneo è finito», ha detto il presidente di Ca' de Sass, Gian Maria Gros Pietro. Un ruolo importante, quello dell'istituto di credito, che aveva lavorato sia alla cordata di imprenditori italiani Alitalia-Cai (finita poi in liquidazione) e che aveva confermato il suo sostegno anche con il nuovo tentativo sotto l'insegna di Etihad ora giunto al capolinea.Ieri i sindacati hanno chiesto l'immediata apertura di un tavolo di confronto con il governo, che ha annunciato la convocazione al Mise per la settimana prossima per bocca del ministro Carlo Calenda. Ieri Gubitosi, Laghi e Paleari si sono insediati pronti ad assumere i primi provvedimenti formali che garantiscono all'azienda di congelare le posizioni debitorie e utilizzare il prestito ponte del governo per garantire la continuità. Entro il 17 maggio sarà pubblicato il bando per la manifestazione di interesse e entro fine mese dovrebbe essere pronto il primo piano industriale. Con i 600 milioni deliberati l'altro ieri il conto per le casse pubbliche dell'Alitalia sale a 8 miliardi in quaranta anni, secondo un analisi di Mediobanca che evidenzia che dal 2007 ad oggi sono stati destinati 4,7 miliardi di risorse per chiudere vecchie liquidazioni e sostenere tentativi di rilancio sinora tutti falliti.Il ministro dello Sviluppo economico ieri sera in Senato ha chiarito che «l'amministrazione straordinaria prevede, in materia di responsabilità degli amministratori, l'applicazione delle medesime norme dettate dall'ordinamento dei fallimenti. I commissari appena nominati adotteranno doverosamente ogni iniziativa eventualmente necessaria anche con riferimento allo specifico tema della responsabilità degli organi sociali». Nel mirino del governo ci sono le scelte del management che ha preso le redini di Alitalia dal precedente commissariamento della vecchia Alitalia-Cai: «Non vi è dubbio che l'idea di gestire da Abu Dhabi la compagnia sia stato un grave errore. Ovviamente va riconosciuto agli investitori di aver messo dei soldi ed essere stati pronti a mettercene degli altri», ha detto sempre Calenda mentre Delrio ha insistito che «già da un anno a questa parte ci sembrava che le polemiche sulle low cost o la mancanza di alcuni piani per il turismo specifici fossero semplicemente delle scusanti per non vedere quello che stava succedendo». Il ministro dei Trasporti sceglie di entrare nel merito: «Non si può pensare che la mancanza di uno stanziamento di 10 milioni per una promozione turistica determini una perdita di 600 milioni in una compagnia aerea, mentre tutte le altre stanno guadagnando», ha aggiunto Delrio: «È evidente che c'è qualcosa di diverso, ci sembrava francamente che qualcuno stesse trovando scuse».Ma i problemi sono molto più sul futuro. Qui il governo sembra avere un unico obiettivo: «La strada è trovare una partnership con un operatore del settore aereo», ha spiegato il ministro dello Sviluppo economico in audizione al Senato, «perché l'Alitalia non è una grande compagnia di bandiera, ma ha una struttura dei costi comparabile a una grande compagnia di bandiera». Se entro sei mesi non sarà stato individuato un partner o un compratore sulla carta dovrebbe scattare la vendita a pezzi e l'avvio della procedura di fallimento della società. La scelta del commissariamento straordinario e del prestito ponte garantiranno la piena operatività dell'Alitalia che ha «4,9 milioni di prenotazioni in piedi e trasporta 2 milioni di passeggeri al mese.©RIPRODUZIONE RISERVATA