«Le barriere sono anche culturali»
PAVIA«A me piacerebbe sapere come sia possibile che un autista si rivolga così a un qualunque utente - dice Chiara Viola del coordinamento pavese per l'handicap Ledha Pavia - Non è accettabile». Tanto più di fronte a una disabilità evidente: «In situazioni meno visibili è anche peggio - dice Viola - Di fronte a disabili sensoriali, nonostante il bastone bianco, spesso i bus non si fermano alla fermata, chi è in carrozzina deve aspettare la corsa dopo perché non funziona la pedana. Abbiamo ricevuto l'invito degli autisti ad incontrarli, ne siamo felici: è necessario parlarsi per individuare soluzioni condivise da applicare. Le norme ci sono». Sul caso Viola spiega: «Il fatto che il bus non si sia fermato ridosso del marciapiede come prescritto è una cosa comune che rende l'accesso ancora più difficile. Servono modalità operative standard. C'è la maleducazione individuale, ma forse anche una mancata formazione della ditta verso gli autisti». «Servirebbe formazione - dice Fabio Pirastu, presidente Ledha e Uildm - non ci sono solo barriere fisiche, ma culturali. Autisti, baristi, negozianti spesso si rivolgono non al disabile, ma all'accompagnatore, non si considera il disabile una persona. Io mi sono messo nei panni del bimbo, di fronte a una frase del genere ti senti ancora più disabile, è una di quelle botte che porti dentro. E ho provato a mettermi nei panni dei genitori: ci si fa forza, ogni giorno, e quando sembra tutto a posto arriva un altro scontro con la realtà e devi ricominciare. Una cosa del genere fa perderela speranza di una vita "normale" di rispetto per la diversità del figlio. «Con tutto il rispetto per lo stress e i ristretti tempi di percorrenza dei bus, non si giustifica la poca sensibilità. Serve rispetto verso tutti», chiude Katia Pietra, ex responsabile Ledha. (a.gh.)