Paralizzata, Ats paga terapia alternativa

di Maria FiorewPAVIAI medici le avevano prospettato una vita di immobilità, ma Diletta, condannata a 23 anni su una sedia a rotelle a causa di un incidente, non si è arresa. E grazie a una particolare riabilitazione ha potuto fare qualche passo e recuperare la voglia di vivere e di lottare. La terapia, eseguita con il metodo Ric (Riabilitazione intensa e continuativa) al centro Giusti di Firenze, non è tuttavia inserita nei trattamenti riconosciuti dal Servizio sanitario nazionale. L'Ats (ex Asl) di Pavia, dunque, dopo un iniziale rimborso dei costi alla famiglia della ragazza, a un certo punto ha deciso di non pagarla più. Ora una sentenza del tribunale civile di Pavia, dei giudici Maria Beatrice Valdatta, Ernesta Occhiuto e Federica Ferrari, ha posto fine a un braccio di ferro durato quasi un anno dando ragione alla ragazza. I giudici, quindi, hanno deciso che l'Ats dovrà pagare le cure al centro di Firenze dove la ragazza sta già facendo la riabilitazione, unica struttura in Italia a praticare quel metodo. «Va riconosciuto il diritto della ricorrente all'erogazione gratuita del trattamento Ric - si legge nella sentenza - per un periodo di cinque anni dal provvedimento di sospensione dell'erogazione pubblica, a luglio 2015, e dunque sino al luglio 2020 con tre cicli di terapia l'anno, per tre settimane ciascuna». La terapia, per cinque anni, ha un costo di circa 95mila euro: l'Ats, che all'inizio aveva deciso di rimborsarla, ne ha già versati 48mila, poi ha smesso di pagare. Per i giudici del tribunale di Pavia dovrà continuare a rimborsare. Una decisione che va in senso opposto al primo pronunciamento di un altro giudice, che aveva invece negato i rimborsi alla ragazza, rimasta coinvolta nel 2013 in un terribile incidente d'auto mentre era in vacanza in Calabria. La giovane non si era arresa e aveva voluto tentare la riabilitazione eseguita al centro di Firenze, ottenendo parecchi miglioramenti. Di fronte alla marcia indietro dell'Ats nei rimborsi, la famiglia aveva fatto causa. Affidandosi all'avvocato Rosario Tripodi ha insistito per il pagamento della terapia anche dopo il primo "no" del giudice. «Altri tribunali si erano già pronunciati in questo senso ma in Lombardia è la prima sentenza - commenta soddisfatto l'avvocato Tripodi -. È una decisione che accoglie le istanze di una ragazza che non ha voluto arrendersi allo sconforto. Anche la perizia disposta dai giudici ha confermato la valenza positiva della riabilitazione sul benessere complessivo della ragazza. Possiamo parlare quindi di sentenza pilota, nel senso che impone una riflessione più profonda sul diritto alla salute delle persone e può quindi rappresentare davvero un cambio di orientamento». Il ragionamento dell'Ats, che era rappresentata dall'avvocato Mauro Casarini, era invece di questo tipo: la terapia non ha valenza scientifica e non serve a guarire, tanto che non è riconosciuta dal Servizio sanitario nazionale e quindi non può essere rimborsata dallo Stato. Ma i giudici l'hanno pensata diversamente: «La tutela della dignità della persona non può risolversi nel solo approntare il presidio terapeutico destinato al regresso della malattia, ma anche e soprattutto nell'offrire quanto sia utile a ripristinare nel soggetto colpito le condizioni per una decorosa convivenza con la condizione patologica o la disabilità». E ancora: «Il diritto alla salute ha nel nostro ordinamento una dimensione sicuramente più ampia di quanto non possa derivare dal mero diritto alla cura o all'assistenza, intesa nel senso tradizionale di accorgimenti terapeutici idonei a debellare la malattia o ad arrestarne l'evoluzione. Al contrario, tutelare la dignità umana significa anche approntare mezzi che possano alleviare il pregiudizio esistenziale dell'assistito».