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di Mariaelena FinessiwROMA«Per Dio è meglio non credere, che essere un falso credente». Nel celebrare ieri la messa con i copti all'interno dell'Air Defense Stadium, alla periferia del Cairo, papa Francesco denuncia la soverchiante ipocrisia dei nostri tempi: «Non serve riempire i luoghi di culto se i nostri cuori sono svuotati del timore di Dio e della sua presenza». La vera fede, spiega, «è quella che ci porta a diffondere, a difendere e a vivere la cultura dell'incontro, del dialogo, del rispetto e della fratellanza. Che ci porta al coraggio di perdonare chi ci offende, di dare una mano a chi è caduto, a vestire chi è nudo, a sfamare l'affamato, a visitare il carcerato, ad aiutare l'orfano, a dar da bere all'assetato, a soccorrere l'anziano e il bisognoso. La vera fede è quella che ci porta a proteggere i diritti degli altri, con la stessa forza e con lo stesso entusiasmo con cui difendiamo i nostri». Nell'unico appuntamento di natura realmente religiosa - una celebrazione eucaristica alla quale hanno preso parte migliaia di fedeli alla prova con il rigido dispositivo della sicurezza - Bergoglio torna sui temi a lui cari: la tenerezza, la mano tesa al vicino. «L'unico estremismo ammesso per i credenti è quello della carità», ammonisce. E «non serve pregare se la nostra preghiera rivolta a Dio non si trasforma in amore rivolto al fratello». Francesco denuncia quello che lui chiama "faraonismo" anche nel corso dell'incontro con i religiosi, i seminaristi e il clero copto cattolico nella sede del Seminario Al-Maadi. Il pontefice punta cioè il dito contro «la tentazione di sentirsi al di sopra degli altri e quindi di sottometterli a sé per vanagloria, di avere la presunzione di farsi servire invece di servire». Al termine della giornata, ad accompagnare Francesco all'aeroporto è lo stesso presidente al-Sisi: per la tutela del pontefice che ha rinunciato all'auto blindata, di fatto l'intera area che ha visto il suo passaggio - dal palazzo presidenziale alla sala in cui si è tenuta la conferenza di pace e alla nunziatura apostolica dove il Papa ha pernottato - era di fatto militarizzata. Il Papa argentino conclude così una visita considerata storica sotto diversi profili ma, soprattutto, perché è come se avesse dismesso l'abito bianco per indossarne uno da diplomatico. Nella valle del Nilo, Jorge Mario Bergoglio è andato a confrontarsi non su aspetti teologici ma su temi quali il terrorismo e la violazione dei diritti economici e sociali. Il comunicato emesso dalla presidenza egiziana racconta infatti l'apprezzamento di al-Sisi per le "posizioni internazionali" del Papa basate sui più ampi "valori e principi spirituali e umani". E nel riferire che "il presidente al-Sisi ha passato in rassegna una serie di questioni nazionali", la nota cita "la lotta contro estremismi e terrorismo" e la disponibilità dell'Egitto ad "assumere il proprio ruolo di modello per un islam moderato". Il documento spiega anche che i cristiani "sono parte integrante della costruzione nazionale egiziana e che lo Stato tratta tutti gli egiziani sulla base della cittadinanza e dei diritti costituzionali".Il portavoce di al-Sisi ha riferito che le "questioni italiane", intendendo il caso Regeni, non sono state affrontate - come invece speravano i genitori del ragazzo - nel colloquio tra Francesco e il presidente.©RIPRODUZIONE RISERVATA