CLIMA E COLTURE

VALLE LOMELLINA«Tutte le istituzioni, pubbliche e private, operanti nel settore risicolo si facciano portavoce degli operatori economici per far arrivare a Bruxelles un forte segnale di preoccupazione, segnale che a oggi non è ancora arrivato». Mario Francese, presidente dell'Associazione industrie risiere italiane e amministratore delegato di Euricom e Curti Riso di Valle Lomellina, lancia un pressante invito alla filiera del riso nazionale, di cui Pavia e la Lomellina sono la punta di diamante con i loro 84mila ettari. Il fronte dell'attività risicola è da tempo rovente per le questioni riguardanti, soprattutto, le importazioni di riso asiatico con la necessità di tutelare le produzioni nazionali vocate alla qualità e a specifiche tipologie gastronomiche e alimentari«L'industria risiera italiana ha fatto importanti investimenti nell'ultimo decennio per rafforzare e consolidare i mercati di sbocco - dice Francese - La congiuntura di mercato, resa delicata dall'esponenziale aumento delle importazioni, particolarmente in nord Europa, di riso asiatico a dazio zero, rischia di avviare il settore verso un potenziale declino senza l'adozione di misure che regolamentino le importazioni dai Paesi meno avanzati. Airi sta denunciando questa situazione da oltre tre anni evidenziando la necessità di regole che disciplinino le importazioni da quei Paesi. Oggi questi rischi vengono denunciati con forza anche dalle organizzazioni agricole. Oltre all'indispensabile sostegno politico, oggi ogni operatore della filiera può e dovrebbe esprimere il proprio disappunto rispondendo a una consultazione pubblica recentemente diffusa dalla Commissione Europea sul tema delle concessioni ai Paesi meno avanzati». Questo è il tema principale sul tavolo, ma non l'unico: Airi sta lavorando anche per aprire nuovi sbocchi al riso italiano. «Entro l'anno si spera di arrivare alla firma di un protocollo Italia-Cina per aprire le nostre esportazioni in quel Paese di riso da risotto - conclude Francese - Si sta chiedendo che non siano più considerate nuove concessioni senza che vi sia una reciprocità di trattamento per le nostre esportazioni». (u.d.a.) PAVIASembra paradossale parlare di carenza idrica mentre sta piovendo su tutta la provincia, ma il mondo agricolo sa che non è così. «Nonostante le precipitazioni di queste ore - spiega Roberto Isola, direttore generale del consorzio irriguo Est Sesia - la stagione agraria si presenta con notevoli incognite, come peraltro lo scorso anno, anche per lo scarso accumulo nevoso dovuto a un inverno avaro di neve in montagna». Le precipitazioni di fine aprile non fanno calare i timori per il deficit idrico nelle campagne, che fa crescere l'allarme tra gli agricoltori in vista dell'estate. La Regione Lombardia si è mobilitata contro lo stato di siccità che interessa il bacino del Po, chiedendo al ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti «uno specifico incontro, da organizzare al più presto, possibilmente entro la prima decade di maggio». «Se alla crisi idrica dovesse aggiungersi il perdurare di condizioni climatiche siccitose - scrivono gli assessori lombardi Gianni Fava, Viviana Beccalossi e Claudia Terzi - l'agricoltura lombarda rischierebbe di subire una metamorfosi colturale e danni per centinaia di milioni di euro, con la grave eventualità di dover abbandonare coltivazioni specifiche del territorio e compromettere la semina dei cosiddetti secondi raccolti, praticati sia dalle aziende cerealicole sia zootecniche». Inoltre, secondo Fava, «l'emergenza idrica potrebbe favorire lo sviluppo di aflatossine nel mais, ridurre sensibilmente le produzioni in campo, peggiorare la qualità dei foraggi e avere ripercussioni anche sul comparto zootecnico». Mobilitati anche i due consorzi irrigui, che fanno capo ad Anbi Lombardia. «Ovunque in Lombardia - commenta Alessandro Folli, presidente del consorzio Est Ticino Villoresi, che bagna il Pavese - si registra una significativa carenza idrica rispetto ai fabbisogni: noi siamo pronti a prestare il nostro contributo ma è necessario fare qualcosa subito». L'Est Sesia garantisce l'irrigazione alle risaie della Lomellina. Il direttore Roberto Isola spiega che «la situazione delle riserve idriche prima delle piogge di questi giorni era preoccupante, con il livello del Lago Maggiore in costante calo ben sotto il metro sullo zero idrometrico di Sesto Calende (nella foto la diga della Miurina). Le piogge di questi giorni, pur senza accumuli significativi, probabilmente consentiranno di accrescere la riserva nel lago fino al raggiungimento della quota di 1,25 metri sullo zero idrometrico di Sesto Calende, livello sperimentale concesso ancora per questa stagione estiva. Diventa fondamentale un'oculata gestione della risorsa irrigua anche in considerazione dell'ulteriore aumento della superficie di riso seminata in asciutta, che determinerà picchi di richiesta a giugno e luglio con la concomitanza delle bagnature di riso e mais». Alberto Lasagna è il responsabile di Est Sesia per la Lomellina. «La situazione in Lomellina presenta una situazione analoga allo scorso anno - spiega - con una nettissima prevalenza della semina del riso in asciutta: di conseguenza, la fondamentale inattività dei fontanili potrebbe determinare una forte riduzione nella disponibilità della risorsa irrigua. Gli effetti positivi della sommersione invernale di circa 2mila ettari di stoppie si stanno esaurendo determinando una progressiva riduzione anche dei fontanili che hanno beneficiato della ricarica invernale della falda. Auspichiamo che nelle prossime annate si torni, in parte, a una semina in sommersione così da consentire la riattivazione dei fontanili già a maggio utilizzando l'immensa capacità di accumulo rappresentata dalla prima falda».Umberto De Agostino