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PAVIAParcheggio sotterraneoin piazza Minervan Sto apprezzando lo sforzo di chi fa proposte per migliorare la vivibilità di questa città e l'accoglienza verso chi vuole trovare, il più vicino possibile al suo centro, un parcheggio per la propria auto. Propongo una ulteriore ubicazione rispetto a quelle individuate. Oltre a rivalutare la possibilità di triplicare i posti auto al parcheggio Oberdan con un nuovo piano interrato e uno sovrastante quello ora esistente a raso, suggerisco di prendere in considerazione l'area di piazza Minerva. Per tre motivi:1) rispetto alle ubicazioni dei parcheggi già proposti, sotto il monumento a Garibaldi ed ai giardini Malaspina, forse qui calano le probabilità che i lavori di scavo siano bloccati da ritrovamenti archeologici che inevitabilmente farebbero ritardare o annullare i lavori (in effetti qui era situata la cinta delle mura cittadine, ma non si conosce cosa sia rimasto).2) Le auto non devono entrare nel perimetro del cardo e decumano di Pavia. 3)L'accesso ai parcheggi sotterranei richiede sempre l'occupazione di spazi non modesti. Per accedere al parcheggio sotterraneo della Minerva si potrebbe sfruttare la differente quota di livello tra la base di viale Libertà e la sua sommità. Si potrebbe aprire un varco di accesso al livello del semaforo intermedio di viale Libertà. L'ingresso quindi dal lato destro, al termine di Via Oberdan, e l'uscita sul lato sinistro, ove inizia via Cavallini.Lucio AricòPaviaUNIVERSITÀNostalgia da studentia palazzo Bottan Ho letto con piacere e con più di un pizzico di nostalgia la bella lettera di Paolo Bottoni, qualche giorno fa, riferentesi alle proprie esperienze e impressioni sugli anni da studente passati a palazzo Botta.Ha scatenato in me un flusso di ricordi di quasi 60 anni fa. Sono stato studente interno e poi assistente universitario. Ricordo anch'io i maestri con i quali sono stato in contatto sia come interno che come assistente. Il gran capo prof. Mascherpa, il preparatissimo e ruvido Crema, la gentile e generosa Marangoni specializzata nelle piante medicinali e in Idrologia, il gentiluomo e disponibile Corona ed infine, ma non ultimo per importanza il prof. Francantonio Bertè con il quale ho collaborato per anni e del quale sono diventato molto amico, tanto che è stato mio testimone di nozze.Sono ricordi di tanto lavoro di ricerca sfociati in pubblicazioni scientifiche. Ma al di là di questi ricordi, direi normali di quelle esperienze, voglio ricordare un episodio buffo capitato durante la visita all' Istituto del premio Nobel E. B. Chain. Per qualche giorno eravamo stati tutti mobilitati per rendere il nostro Istituto più accogliente possibile. Nel giorno fatidico della visita, il gran capo Mascherpa (tra l'altro va suo grande merito che i suoi assistenti sono andati tutti in cattedra ) spiegava all'illustre ospite le funzioni dei vari reparti. Arrivati al reparto di psicofarmacologia, dove allora si testavano vari farmaci su cavie che poi venivano immesse in diversi labirinti per studiarne il comportamento, all'apertura della porta si videro due (non so se studenti o assistenti) che stavano giocando una partita a carte. Naturalmente, con grande costernazione da parte di Mascherpa ma divertimento e simpatica ironia da parte di Chain, che non dette peso all' incidente.Per tornare a quegli anni... non soltanto duro lavoro di ricerca, ma anche episodi che a distanza di tanto tempo, come dice giustamente Paolo Bottoni, si ricordano con un velo di nostalgia. Massimo RossiVigevanoIL DNA PAVESESanti e monsignorinella toponomastican E' da mesi che ho constatato che il nostro carissimo patrono San Siro e mons. Angioni, fondatore del collegio Santa Caterina e vescovo di Pavia che accolse il papa Giovanni Paolo II, non sono ricordati nella toponomastica pavese.Ho quindi cercato di provvedere in merito interpellando l'organo competente del Comune che mi ha espresso la sua preoccupazione per la mancanza dei fondi necessari a posizionare due targhette commemorative dei suddetti personaggi nelle due piazzette a fianco della facciata del Duomo. L'assessore Ruffinazzi si è però gentilmente recato in Curia per avere comunque il nullaosta a riguardo ma ha ricevuto un parere negativo. Dopo un colloquio con il segretario del vescovo, ho scoperto che non era la Curia a dover decidere sulle due suddette piazzette ma bensì la Fabbriceria del Duomo. Ho quindi interpellato uno dei dirigenti ma non ho ricevuto, ad ora, risposta!Ora mi domando: perché così poca attenzione verso questa faccenda, che non è certo mia personale? Possibile che a Pavia qualsiasi novità venga bocciata perché spaventa o, peggio ancora, dà fastidio? Si discute spesso delle colpe dell'amministrazione comunale ma io penso, invece, che ogni avese abbia nel Dna, d'accordo con quanto ha recentemente sostenuto Mino Milani, una repulsione al cambiamento. Vedasi anche l'affresco della Madonna Addolorata e San Siro in piazza della Vittoria, ormai quasi scomparso, con i possibili finanziatori dei restauri che si sono sciolti al sole.Come può migliore la nostra meravigliosa città con questa mentalità? Tanti si sarebbero arresi ma io continuo come Don Chisciotte a combattere: i sardi hanno la testa dura e, in questo caso, fanno il tifo anche San Siro e mons. Angioni! Per molti pavesi il nostro patrono è fonte di una maledizione verso la città: spero che questa assurda leggenda non diventi una triste realtà! Sebastiano Caronni OrsenigoPaviarettifica - asm PAVIANon ero vice presidentema solo consiglieren In un articolo apparso il 9 aprile vengo indicato, probabilmente per un refuso, come gia' vice presidente di Asm Pavia.Mi preme far presente che non sono mai stato nominato o eletto o altro a tale carica, bensì ho ricoperto, a suo tempo, la carica di semplice consigliere di amministrazione. Graziano LeonardelliPavia