Dante e Agostino, la lezione di Massimo Cacciari

PAVIAChe relazione c'è tra teologia e politica? Hanno cercato di capirlo nel corso dei secoli filosofi, letterati e intellettuali. Tra questi, si annoverano anche Dante Alighieri e sant'Agostino d'Ippona: ne parlerà mercoledì 3 maggio alle 21, nella basilica di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia, Massimo Cacciari, professore emerito dell'università San Raffaele di Milano, ex sindaco della sinistra a Venezia.«L'argomento è tanto interessante quanto complesso - anticipa padre Antonio Baldoni, priore della comunità agostiniana pavese - Siamo contenti di avere una personalità come Cacciari a illustrarcelo. Credo sia un buon pretesto per riflettere sulla natura dell'autorità e dell'amore cristiani da un punto di vista prettamente culturale, cercando di attualizzarne le tematiche. D'altro canto Dante e Agostino parlano all'uomo di oggi e a quello di ieri con la medesima intensità». Cacciari ha approfondito già l'argomento del rapporto teologia-politica nel saggio edito per Adelphi nel 2013, "Il potere che frena". In riferimento a "La città di Dio" di Agostino, scrive: «L'impero è necessario: Agostino lo riconosce. Ma per lui è impossibile fondare la potestas di Roma sulla vera teologia. Agostino non soltanto secolarizza radicalmente l'autorictas romana, ma la contesta nella sua pretesa di formare un'autentica respublica. Perché per parlare di respublica sarebbe necessario un potere capace di stabilire vincoli di giustizia tra tutti i cives (cittadini). Non solo quella giustizia che amministra sulla base astratta della legge, ma la giustizia che rende a ciascuno il suo e che si fa prossima per amore. Misura impossibile per l'impero. La civitas hominis - contrapposta alla civitas Dei - non può arrogarsi il titolo di vera respublica. Tuttavia, nonostante la civitas Dei viva nella speranza di Dio e nonostante la città dell'uomo si risolva nel "re di questo secolo", non esiste separatezza tra le due: il civis futuro abita nella civitas comune». Precisa Cacciari più avanti nel testo: «Città di Dio e Chiesa non coincidono. La Chiesa è la città di Dio in divenire, radicalmente imperfetta, e perciò il suo confine con la città dell'uomo è trasgredibile». A questa linea di pensiero ha risposto l'autore della Divina Commedia. Secondo Dante, infatti, la Chiesa deve tendere ad essere perfetta immagine della città di Dio e proprio per questo è necessario che la sovranità politica tenda alla perfezione. Spiega il saggio del professore, chiarendo il concetto dantesco: «Se la Chiesa si troverà di fronte un sovrano impotente, la seduzione del potere temporale potrà sempre essere per lei un richiamo invincibile, spingendola a tradire la propria missione e il proprio fine ultimo. L'accordo può essere pensato soltanto tra due Soli, entrambi al culmine del loro splendore». Gaia Curci