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Resta altissima l'allerta a Roma e in tutte le città turistiche italiane in questo lungo fine settimana di Pasqua. Il rischio attentati c'è e, come ha precisato il ministro Minniti, è a prevedibilità zero. Per questo le città sono piantonate da centinaia di agenti e anche a Napoli sono spuntate le barriere anti camion. Gli occhi di tutti sono rivolti, in particolare, a Roma dove sono altamente sorvegliate le zone coinvolte in eventi religiosi. «Oggi si ripeterà l'esperienza positiva dell'ultima domenica delle palme, con controlli stringenti nella zona di San Pietro e pedonalizzazione di una vasta area di via della Conciliazione», ha riferito marco cardilli, delegato alla sicurezza del sindaco Raggi.MACERATA È una Pasqua dura per gli sfollati del terremoto nelle Marche, più di quattromila ospitati nelle strutture ricettive della costa. Hanno fatto il possibile per riunirsi ai familiari, lontani anche molti chilometri, in uno dei pranzi allestiti negli hotel o nei camping. C'è poi chi si è organizzato per una festa all'aperto nell'entroterra, come 12 abitanti di Castelsantangelo sul Nera. Si ritroveranno in un'area camper a pochi passi dalle case distrutte, un allevatore mette a disposizione agnelli da cuocere arrosto, e si pranzerà all'aperto. Ci sono anziani ma anche ragazzi che continuano a vivere in paese, benché non esista una sola attività rimasta aperta. Angela Santori abitava nel centro storico. La sua casa è crollata e oggi raggiungerà la figlia a Fabriano, ma per Pasquetta, dice all'agenzia Ansa, «andrò a far visita ai parenti sfollati al mare, mio figlio, la nuora e le due nipotine. Stanno all'Hotel Velus di Civitanova». Marco Alfani, di Vallinfante (frazione di Castelsantangelo sul Nera), vive da mesi in una roulotte in paese. Andrà a far visita ai parenti, ospiti di una delle 300 strutture della costa. Anche al Natural Village (circa 240 terremotati, provenienti soprattutto da Visso e Ussita), si festeggerà con un pranzo, così come al Green Garden di Sirolo, che ha accolto 86 sfollati di Muccia, Camerino, Acquacanina, Fiastra, Ussita, trasferiti da poco dal camping Medusa di Porto Recanati, per lasciare posto ai turisti. Per Pasqua e Pasquetta ripartono, con notevole coraggio, diverse attività commerciali della montagna. Il ristorante Nido Dell'Aquila di Monte Cavallo riapre in un container di legno; i coniugi titolari di "Cappa salumi", 110 anni di storia e il negozio inagibile, vendono i propri prodotti in un furgoncino. Hanno ripreso a lavorare la Vissana salumi, che si è spostata a Piediripa, e L'albero del Pane di Visso. «La normalità della vita - sottolinea l'arcivescovo di Camerino Francesco Giovanni Brugnaro, in visita a Pieve Torina - ricomincia quando ci sono acqua, strade e cibo». Il presule, a sua volta sfollato, vive ogni giorno il peso delle sue 400 chiese distrutte o comunque chiuse, un tasto dolorosissimo, che accumuna gran parte del territorio delle Marche. A Tolentino la veglia solenne si è tenuta all'Abbadia di Fiastra. A Camerino invece è stata celebrata nel tendone del quartiere Le Mosse, che oggi alle 11.30 ospiterà anche la Messa pasquale. Intanto le polemiche per i ritardi nella gestione del post sisma non si attenuano, nonostante le continue rassicurazioni. Alessandro Gentilucci, sindaco di Pieve Torina, ha abbandonato il tavolo di confronto in Regione: si oppone a un ulteriore trasferimento dei suoi sfollati in nuove strutture ricettive, per non sottoporli ad un «ulteriore disagio psico-sociale».di Mariaelena FinessiwROMA«Vergogna per tutte le immagini di devastazione, di distruzione e di naufragio che sono diventate ordinarie nella nostra vita. Vergogna per il sangue innocente che quotidianamente viene versato da donne, bambini, immigrati e persone perseguitate per il colore della loro pelle, oppure per la loro appartenenza etnica e sociale, e per la loro fede in te».Sono le parole con le quali papa Francesco ha chiuso venerdì la Via Crucis al Colosseo, davanti ad una folla di 20mila fedeli, condannano gli omicidi, i maltrattamenti e, in egual misura, le omissioni di soccorso, il volto girato dall'altra parte a non voler vedere (e impedire) i mali compiuti dall'uomo. «Vergogna per il nostro silenzio dinanzi alle ingiustizie - recita Bergoglio nella preghiera scritta di proprio pugno - , per le nostre mani pigre nel dare e avide nello strappare e nel conquistare. Per la nostra voce squillante nel difendere i nostri interessi e timida nel parlare di quelli altrui. Per i nostri piedi veloci sulla via del male e paralizzati su quella del bene». Il Pontefice richiama così, nella notte del Venerdì Santo, un principio cardine della fede cristiana: la cura che ciascuno deve avere per il creato e per i propri simili. A nulla varrebbe sostenere di non aver abusato, ad esempio, o sparato personalmente. «Nessuno può rimandare a domani quando è l'ora. E questa è l'ora - così scriveva, già nel 1941, il prete partigiano don Primo Mazzolari -. Nessuno può tenere le mani in tasca per paura di contaminarle». Parole che hanno suscitato l'ammirazione anche del presidente Mattarella che, nel messaggi di auguri, scrive a Francesco: «Questo tempo, denso di prospettive di progresso per l'umanità ma anche di motivi di inquietudine, rende particolarmente acuto l'anelito di pace, di giustizia e di rinascita che la festa di Pasqua simboleggia e sul quale Vostra Santità invita costantemente a riflettere». Nemmeno gli ecclesiastici sono esenti da questa responsabilità del bene comune. Bergoglio ha parole dure anche per loro e per se stesso: «Vergogna per tutte le volte che noi vescovi, sacerdoti, consacrati e consacrate abbiamo scandalizzato e ferito il tuo corpo, la Chiesa, e abbiamo dimenticato il nostro primo amore, il nostro primo entusiasmo e la nostra totale disponibilità lasciando arrugginire il nostro cuore». E ieri sera il Papa ha presieduto in Vaticano la Veglia di Resurrezione, che la tradizione fa iniziare dopo il tramonto del Sabato Santo e prima dell'Alba della Domenica di Pasqua. In assoluto la più ricca e più lunga liturgia dell'anno e che, nell'annunciare la vittoria sul peccato e sulla morte, viene anche detta, da Sant'Agostino, "madre di tutte le veglie". Il rito del "lucernario" ha avuto inizio nell'atrio di San Pietro con la benedizione del fuoco e la preparazione del cero pasquale poi nell'omelia Francesco ha evocato «i volti di coloro che sperimentano il disprezzo perché sono immigrati, orfani di patria, di casa, di famiglia; i volti di coloro il cui sguardo rivela solitudine e abbandono perché hanno mani troppo rugose». Ha rinnovato la sua denuncia verso tutto ciò che è «disumana ingiustizia» e che «crocifigge la dignità come egoismo e burocrazia paralizzante».Al termine della liturgia, ha amministrato i sacramenti dell'iniziazione cristiana a 11 catecumeni, tra i quali anche un bambino di 9 anni e una cinese di 26, Jiana Chiara Xu. Gli altri arrivavano dalla Spagna, dalla Repubblica Ceca, tre dall'Italia, due fratelli dall'Albania, dagli Stati Uniti, da Malta e dalla Malesia. Oggi, infine, Bergoglio celebrerà la messa per la Pasqua - dall'ebraico "Pesach" o "Pesah", ovvero "passerò oltre" - che quest'anno coincide con la Pasqua ortodossa con la tradizionale benedizione "Urbi et Orbi".©RIPRODUZIONE RISERVATA