Alitalia, accordo su quasi mille esuberi
ROMAIeri notte, dopo lunghe trattative, è stato trovato un pre accordo tra sindacati e Alitalia. Il verbale vero e proprio sarà firmato dopo il via libera definitivo che dovrebbe arrivare con un referendum dei lavoratori. Dunque il futuro di Alitalia è nelle mani dei suoi dipendenti. Il pre accordo deve infatti ora superare lo scoglio del referendum prima che i soci possano procedere al finanziamento del piano, dando finalmente una boccata d'ossigeno alle casse quasi vuote della compagnia. Se però si dovesse verificare lo scenario peggiore, la vittoria del "no", «il rischio non è solo lo spettro del commissariamento, ma anche che tutti i costi finiscano sulle spalle dello Stato», ha avvertito il ministro Carlo Calenda, spiegando che si tratta di «più di un miliardo» di euro. I sindacati e l'azienda, comunque, si dicono fiduciosi, mentre si concretizza l'ingresso in campo della garanzia pubblica di Invitalia.Al risveglio dopo una lunga maratona notturna che ha visto azienda e sindacati impegnati con la mediazione del Governo in 18 ore ininterrotte di trattativa, il pre accordo incontra la soddisfazione di tutte le parti coinvolte. A partire dall'azienda, nonostante abbia dovuto cedere su alcune delle richieste iniziali (dagli esuberi del personale a tempo indeterminato che calano da 1338 a 980, alla riduzione del taglio degli stipendi del personale di volo dal 33% all'8%). «È stato un grosso passo avanti. Non abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo, però anche dal nostro punto di vista abbiamo fatto tutto il possibile e soprattutto abbiamo rispettato la deadline», ha detto il presidente esecutivo designato Luigi Gubitosi, esprimendo anche fiducia sul referendum. Del pre accordo ha preso atto il cda della compagnia, che si è riunito in mattinata, esprimendo soddisfazione. È stato un lavoro importante per i sindacati, con la leader della Cgil Susanna Camusso che evidenzia la «grande riduzione delle pretese che aveva l'azienda di scaricare sui lavoratori» e Paolo Capone dell'Ugl che parla di «massima sintesi possibile» dopo giorni di trattative. Ora la parola passa ai lavoratori: «Mi auguro che il buon senso prevalga», afferma Carmelo Barbagallo della Uil; «non faranno mancare il senso di responsabilità», assicura dalla Cisl Anna Maria Furlan. Resta tuttavia, il rischio di un fallimento dell'operazione. A mettere in guardia è il governo, con il ministro Carlo Calenda che avverte: con il "no" «gli investitori non investirebbero e si andrebbe in amministrazione controllata»; inoltre lo Stato dovrebbe sborsare oltre 1 miliardo. Se invece vincesse il "sì" non solo le banche metterebbero le risorse, ma arriverebbe anche il paracadute pubblico.