tromello

Catene ai piedi nudi trascinate sul selciato e tunica scarlatta per il penitente dall'identità segreta che cambia di anno in anno e che porta una croce di legno del peso di 45 chili. La processione del Crocione (foto), in programma domani al termine della messa "In coena Domini" delle 20.30, è uno dei riti più sentiti nella tradizione popolare della Lomellina e anche più antichi risalendo al 1630, anno della peste "manzoniana". La rappresentazione del Giovedì Santo vede al centro un penitente incappucciato, che, secondo la secolare tradizione, deve espiare un peccato grave. La sua identità è nota solamente a due persone: il parroco don Marco Torti e il Cireneo che lo affianca durante la Via Crucis per le vie del paese, che inizierà dalla chiesa parrocchiale per terminare in quella di San Rocco, patrono degli appestati. «Da un documento - spiegano dalla parrocchia - sappiamo che questa usanza era prerogativa della Confraternita di Santa Maria Loretana. Si presume che fra Sette e Ottocento la tradizione sia stata trasferita dai fedeli alla chiesa di san Rocco in seguito alla confisca della confraternita da parte del governo francese. Inoltre, sappiamo che la divisa originale dei sanrocchini era di colore verde e che solamente nel 1895 fu sostituita da una tunica bianca con mantellina e medaglione dorato di San Rocco». Il penitente, è affiancato dal Cireneo nel percorso verso gli uomini del Sinedrio, che portano le lampade per illuminare la scena, mentre i sanrocchini in divisa bianca tengono a distanza la folla numerosa che segue la processione. Ogni anno la popolazione tenta di scoprire, sempre senza esito, l'identità del penitente di turno osservandone, per quanto sia possibile, le caratteristiche fisiche attraverso la tunica. (u.d.a.)