Affitta case fantasma, accusata di truffa
di Maria FiorewPAVIAAlle vittime quegli annunci erano sembrati un vero affare. Solo dopo avere versato la caparra, i vacanzieri hanno scoperto che dietro alla promessa di paradisi in Sardegna o affacciati sul Tirreno si nascondeva in realtà una truffa. Un raggiro che costerà il processo a Monica Zacchia, 40 anni, di Gaggiano, rinviata a giudizio dalla procura di Pavia. Alla donna vengono contestati diversi episodi di truffa e dalle indagini dei carabinieri sarebbero emersi, a suo carico, altre denunce per raggiri compiuti quasi tutti con le stesse modalità. La donna, che è difesa dall'avvocato Pierluigi Vittadini, secondo la procura di Pavia truffava le sue vittime, alcune domiciliate in provincia di Pavia, mettendo in atto lo stesso copione: utilizzando, cioè, le generalità o gli indirizzi mail di altre persone per gli annunci di case vacanze su diversi siti internet. In un caso, si sarebbe spacciata per un'altra donna, residente in Toscana, per affittare un appartamento a Follonica tramite un annuncio su un sito on line. La predisposizione di un regolare contratto di locazione aveva convinto il cliente a fidarsi e a versare 400 euro a titolo di caparra su una carta ricaricabile, anche questa falsamente intestata. Quando il cliente aveva provato a entrare in possesso delle chiavi, per andare nella casa al mare, al telefono indicato sull'annuncio aveva risposto un'altra persona, che ovviamente dell'affitto dell'appartamento non sapeva nulla. In un'altra occasione, sempre secondo l'accusa, la donna aveva messo in affitto un appartamento a Marina di Grosseto, utilizzando lo stesso stratagemma. Anche in questo caso il cliente si era fidato e aveva versato 400 euro di caparra. Copione che si è ripetuto anche per la casa-fantasma a Porto Ottiolu, in provincia di Olbia, in Sardegna, per la quale l'ignara vittima aveva versato una caparra di 250 euro. Le indagini erano partite proprio dalle denunce delle vittime: non solo i clienti che avevano cercato di prendere in affitto case inesistenti, ma anche le persone a cui l'imputata avrebbe sottratto i dati per sostituirsi a loro negli annunci su internet.