Ecco Carolyn Carlson «la poetessa che lavora con tempo e spazio»

PAVIAOcchi azzurrissimi, volto segnato da rughe portate bene, e l'autorevolezza di chi sa di aver lasciato un'impronta indelebile nella danza contemporanea europea degli ultimi trent'anni. Complice uno stile che è pura poesia visiva, che esalta il senso del pieno e del vuoto nello spazio e dove ogni singolo movimento rimanda all'idea di universale. Lei è Carolyn Carlson, coreografa americana esploratrice del contemporaneo, e questa sera alle 21 sarà di scena al Teatro Fraschini con lo spettacolo Now, per il quale l'artista si è ispirata a grandi come Gaston Bachelard - che nella sua opera ne La Poétique de l'espace trascende la materialità degli elementi costitutivi del mondo - Rudolf Steiner, le cui teorie conducono gli uomini sul cammino della spiritualità, come alberi alla ricerca del sole - e René Aubry, compositore e da tempo collaboratore di Carolyn Carlson, con le sue sonorità nostalgiche. «Oggi viviamo nel nostro spazio individuale ma non possiamo dimenticare che facciamo parte della natura che fa a sua volta parte del cosmo - spiega Carolyn Carlson - In Now, voglio parlare proprio di queste diverse dimensioni, e, per farlo, parto dal principio secondo cui la danza nasce e muore nello stesso momento, dunque si inserisce sempre nel presente. Tra le mie citazioni preferite del Dalai Lama c'è questa: Ci sono solo due giorni per cui non possiamo far nulla: ieri e domani. Oggi è il giorno ideale per amare, credere, fare e vivere». A completare l'opera, uno spazio scenico essenziale, delineato dalle luci, con proiezioni video e foto che conferiscono al quadro una dimensione mistica, e sette interpreti-coautori che hanno lavorato con la coreografa partendo dall'improvvisazione, fondendo i rispettivi immaginari. «Invecchiando, e diventando forse un po' più saggia, le mie creazioni si spostano sempre più decisamente verso il territorio della poesia - continua la coreografa - Non sono una danzatrice: sono una poetessa che lavora con il tempo e con lo spazio. E come la danza è per sua essenza senza parole, questa creazione non è altro che la partecipazione ad un flusso continuo che si esprime attraverso il tempo e lo spazio. Una metafora meditativa di un'ora e venti minuti».Californiana di origine (Oakland, 1943) e nomade per vocazione, Carolyn Carlson è partita dalla baia di San Francisco ed è approdata in Francia nel 1971 dove, l'anno dopo, con Rituel pour un rêve mort, ha firmato il manifesto poetico di uno stile mai più abbandonato: una danza votata alla filosofia e alla spiritualità. Spesso paragonata a Isadora Duncan per la libertà dell'espressione e per la forza improvvisativa, oltre che per la componente poetica e spirituale che anima le sue danze, è stata insignita di importanti riconoscimenti. Tra questi, il primo Leone d'oro, mai, prima di allora, attribuito a una coreografa da parte della Biennale di Venezia. I biglietti - da 30 euro a 7 euro - si acquistano in teatro (11-13 e 17-19) e un'ora prima dell'inizio. Info: 0382.371214.Marta Pizzocaro