Bei tempi, quando sognavamo con il Mago Zurlì

«Visto come sono andate poi le cose, se qualcuno mi chiamasse adesso "padre della televisione pubblica", io chiederei di corsa un disconoscimento di paternità. Non mi sento padre di questa televisione, non mi ci riconosco pur essendo la Tv di oggi figlia di quella definita "degli anni d'oro"». Così mi aveva risposto Cino Tortorella quando gli avevo espresso la mia emozione nel trovarmi di fronte ad uno dei padri della televisione pubblica, lui già in scena nel 1957 come Mago Zurlì (voluto in Tv da Umberto Eco) e poi dal 1959 ininterrottamente per 50 anni, come ideatore e presentatore dello Zecchino d'oro, successivamente autore e regista di "Chissà chi lo sa?", "Scacco al Re", "Dirodorlando", "Nuovi incontri con gli autori". Poi però aveva ammesso: «Sono nel guinness dei primati per lo spettacolo condotto più a lungo dallo stesso presentatore. L'anno scorso l'Unesco ha dichiarato "Lo Zecchino d'oro" patrimonio mondiale per una cultura di pace».Intervistare "Mago Zurlì" era un privilegio che non avrei mai immaginato quando, bambino, seguivo le sue trasmissioni che hanno intrattenuto più di una generazione. Erano anni diversi per la Tv ma anche per l'Italia e gli italiani. Anni irripetibili, forse. Trovo che ci fosse più garbo nel porsi al cospetto del pubblico televisivo, come Tortorella stesso mi puntualizzò: «Negli anni è venuto a mancare il rispetto verso il pubblico che guarda la televisione. Ci sono delle leggi al riguardo che nessuno fa rispettare, a cominciare dalla famosa "fascia protetta": ma protetta da chi? Ci sono pochissimi che fanno attenzione a questo bisogno: quando Marconi inaugurò la prima stazione radiofonica nel 1926 disse a quelli che avrebbero dovuto condurre le trasmissioni: "Fate attenzione a quello che dite perché in qualunque momento, quando voi parlate, all'ascolto potrebbe esserci un bambino..." Io non sapevo niente dei ragazzi, non ero un educatore, non ero un maestro: a un certo punto quello che mi sono proposto subito è stato di fare delle trasmissioni che divertissero i ragazzi, li coinvolgessero e soprattutto non li offendessero».Credo che la scomparsa di Cino Tortorella susciti più di un ricordo in molti di noi insieme all'affettuosa nostalgia del personaggio che evocava un mondo magico e quasi incantato, che si rivolgeva al pubblico dei piccoli spettatori con una delicatezza ormai caduta in disuso. Mago Zurlì, Richetto, Topo Gigio... sono personaggi che il disincantamento del mondo rende oggi obsoleti e superati da nuove modalità comunicative, dall'accesso indiscriminato ad internet, da stili di vita "adultizzati" che snaturano il modo di essere e di vivere dei minori. Ma proprio le cronache di questi giorni sui fenomeni di bullismo, sulle devianze giovanili, sull'uso della rete "senza rete nè protezioni", sulla sovraesposizione mediatica dell'infanzia ci fanno capire che quella parte della nostra vita che dovrebbe essere tutelata e protetta sta perdendo la sua originaria innocenza.Un tema che posi al mio interlocutore: "Se Mago Zurlì potesse davvero usare oggi la bacchetta magica, quale magìa farebbe?" Mi rispose: "Ne avrei di magie da immaginare! Se ne devo dire una sola è questa: farei sparire 'internet'. Sto parlando di qualcosa che non conosco a fondo ma che mi spaventa. Non so quanti saranno d'accordo con me o quanti mi tratteranno da reazionario, però io la penso così e ho il coraggio di dirlo". Una magia ormai irrealizzabile ma che ci fa riflettere... "Visto come sono andate poi le cose...". Appunto.Francesco ProvincialiPavia