Pronti gli accordi al ribasso con tre ditte

PAVIAIl caso di mancato accesso al farmaco Sovaldi, segnalato nell'esposto inviato alla procura di Pavia, risale al 2015. Quando cioé il medico pavese Mario Melazzini, ex assessore regionale alla Sanità, non era ancora direttore generale dell'Aifa. Anche per questo Melazzini fa sapere di non voler commentare l'apertura dell'inchiesta, affidata al procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, e al sostituto Roberto Valli. Il professor Gaetano Filice, direttore dell'istituto di Malattie infettive al policlinico San Matteo - unico centro prescrittore del farmaco in provincia di Pavia- sottolinea che comunque «con i nuovi criteri per l'accesso ai farmaci contro l'epatite lo scenario comunque migliorerà in ogni caso». E «gli accordi per la fornitura fra tre delle aziende produttrici statunitensi della molecola anti epatite - Merck, Abbott e Bristol-Myers - e il servizio sanitario nazionale sono ormai conclusi, a prezzi decisamente più bassi da quelli applicati dalla Sovaldi». Nel 2015, la terapia completa costava in media 60mila euro al servizio sanitario nazionale, «i nuovi accordi portano a costi sui 10mila euro circa - dice il professor Filice - Quindi anche le altre ditte dovranno adeguarsi». Finora, i pazienti che accedevano alla terapia tramite il servizio sanitario nazionale erano quelli con fibrosi del fegato avanzata, misurata con metodica "fibroscan". Per avere accesso alla cura, il valore doveva essere superiore a 10 o i pazienti dovevano avere patologie correlate molto gravi». L'obiettivo del piano nazionale di eradicazione dell'epatite C appena presentato dall'Aifa, finanziato con un miliardo e mezzo di euro, ipotizza all'accesso per 240 mila pazienti in tre anni accesso ai farmaci di seconda generazione anti epatite. Finora sono stati avviati ai trattamenti 70 mila 698 pazienti (su un milione e 200mila malati), sulla base di sette criteri di rimborsabilità. Con i nuovi 11 criteri, tutti i pazienti saranno presi in carico dagli specialisti dei centri dove si prescrivono i nuovi farmaci, e curati a seconda del quadro clinico. Mario Melazzini ha sottolineato però che è necessario un "efficientamento" dei centri: «Alcuni hanno un numero basso di pazienti in carico. Dunque, prima di passare a un aumento del numero dei centri serve una razionalizzazione delle prestazioni». (a.m.)